«Ora ci serve l'aiuto di tutta la città»

PAVIA Un incontro tra la dirigenza e i tifosi, chiesto dalla Nord alla vigilia del 102° anniversario del Pavia calcio per capire quali sono i programmi della società riguardo il prossimo futuro. E' quello che si è svolto l'altra sera al Fortunati, e a cui hanno partecipato una quarantina tra ultras e semplici supporter. A dialogare con loro c'erano l'amministratore delegato Alessandro Zanchi, il responsabile dell'area tecnica Aldo Preite, il consigliere d'amministrazione Alessandra Pedron e il responsabile delle relazioni esterne Domenico Buscone. Una riunione tranquilla e civile in cui non si sono registrate contestazioni, nonostante l'inizio di stagione tutt'altro che brillante della squadra guidata da mister Pala. Durante l'incontro la dirigenza azzurra ha risposto alle domande dei tifosi e ha cercato di risolvere alcuni loro dubbi, dalla promessa di raggiungere la serie B in tre anni fino alla costruzione del nuovo stadio. Ma uno dei punti più discussi l'altra sera è stata la scarsa affluenza di pubblico allo stadio. E qui la domanda che attanaglia tifosi e dirigenti è sempre la stessa: vengono prima i risultati (e di conseguenza arriva il pubblico) oppure è sufficiente allestire una squadra ambiziosa e con nomi di richiamo per convincere gli abbonati a ritornare ad affollare il Fortunati? Sulla risposta anche i tifosi storici hanno opinioni diverse. «Ma se le squadra è ultima in classifica è normale che i tifosi non vengano al Fortunati – hanno detto nella sostanza i dirigenti azzurri – e questo succede dovunque, non soltanto a Pavia». Il punto però, secondo i vertici del Pavia calcio, è un altro. E sta, come più volte ribadito in passato, nella mancanza di sostegni concreti da parte di tutte le forze cittadine, dall'amministrazione comunale agli imprenditori locali. Perché «senza la loro partecipazione è difficile costruire un progetto che sia davvero ambizioso». Soprattutto quando sulla maglia non c'è nemmeno uno sponsor. I primi contatti con l'amministrazione comunale ci sarebbero già stati. Ma ora si aspetta la risposta degli imprenditori pavesi: «Perché dobbiamo svoltare. Ma dobbiamo farlo con l'aiuto di tutta la città». (r.s.)