"Lampioni d'oro" «Nel bresciano non li hanno pagati»

di Fabrizio Merli w PAVIA Il caso "dei lampioni d'oro" non conosce tregua. L'opposizione affonda sul milione di euro speso dall'amministrazione per comprare 8mila pali della luce da Enel Sole. La maggioranza difende il proprio operato, invitando a guardare al risparmio futuro. L'ultimo intervento dell'«accusa» spetta a Vincenzo Vigna, consigliere dell'Italia dei Valori. «Già un anno fa – dice l'esponente dell'opposizione – in Consiglio comunale affrontai il tema relativo ai lampioni. Citai l'esempio di tre Comuni del bresciano, cioè Cologne, Rodengo Saiano e Trenzano. In quesi casi, le amministrazioni comunali ritennero che i pali della luce fossero ormai loro e che nulla fosse dovuto a Enel Sole. Subito Enel fece ricorso davanti al Tar della Lombardia. Ma sia il Tar che il Consiglio di Stato hanno dato ragione alle amministrazioni comunali». A fronte delle richieste di Enel Sole, addirittura, i Comuni replicarono di non essere debitori, ma semmai creditori nei confronti dell'azienda elettrica, per la differenza tra il costo degli interventi di adeguamento sugli impianti (che erano stati a carico dei Comuni stessi) e il valore residuale degli impianti stessi. A difendere invece la scelta del Comune di Pavia c'è l'ex assessore ai lavori pubblici, e attuale capo di gabinetto, Luigi Greco: «Si è detto che Vigevano non ha pagato a Enel Sole la somma richiesta. Verissimo, ma nel frattempo è trascorso quasi un anno, e il Comune ha dovuto continuare a pagare Enel. Nel caso di Pavia, l'esborso (che sarebbe in realtà di poco meno di 500mila euro) verrebbe ammortizzato in circa due anni. Perchè? Semplice: perchè attualmente spendiamo una media di 60 euro a palo per la manutenzione, mentre dopo il passaggio di proprietà la cifra scenderebbe a 33 euro, tra l'altro retroattivi per le ultime annualità. Inoltre, affidando la gestione dei pali con le modalità fissate da Consip (società del ministero del tesoro ndr) si avrebbe uno sconto del 27 per cento sulle forniture di energia elettrica. Voglio dire, insomma, che l'investimento iniziale rientrerebbe nel giro di un paio d'anni e che per le annate successive (l'affidamento dovrebbe durare 9 anni) il Comune avrebbe addirittura dei ricavi». Riguardo alla possibilità di affidarsi a una perizia, come accaduto a Vigevano, Greco risponde: «Certo, avremmo potuto farla. Ma poi cosa sarebbe accaduto? Il nostro perito avrebbe fissato un valore, Enel probabilmente avrebbe chiesto di più e ci saremmo imbarcati in un contenzioso difficile da valutare sia per durata che, soprattutto, per costi».