Caso lampioni, metà sono vecchi o fuori legge
di Anna Ghezzi wPAVIA I lampioni a Pavia costeranno alle casse del Comune più che a Vigevano, eppure quasi metà degli oltre 9mila lampioni che ci sono a Pavia, di cui 8304 sono di proprietà di Enel Sole, sono stati giudicati inefficienti o obsoleti (48%) perché con oltre 20 anni di età o progettati oltre 25 anni fa, come si legge nel Piano della luce di Pavia ralizzato per conto dello stesso Comune da uno studio bergamasco, Astrolight. Un censimento accurato, in cui per esempio si indica come più di un lampione su 4 sia a vapori di mercurio, una sorgente luminosa destinata ad andare fuori legge nel 2015 secondo la normativa europea. Sempre da questo studio si scopre che di 5986 "corpi illuminanti stradali", solo 1749 sono a norma, i restanti sono da adeguare (410) o da sostitire (3827). Di 1612 punti luce classificati come "corpi illuminanti d'arredo urbano" solo 758 sono a norma, i restanti sono da adeguare e 787 sono da sostituire. Più della metà delle lampade dei lampioni, inoltre, è a "ottica aperta" o a "Vetro curvo", e dunque classificato come obsoleto o abbagliante. «Una percentuale elavatissima di impianti di recente realizzazione – si legge ancora nel piano – mostrano situazioni di grave sovra illuminazione», con conseguente dispendio energetico e monetari, inquinamento luminoso ed effetto "buio" nel momento in cui a una zona sovrailluminata si affianca una zona illuminata normalmente. «Non è possibile acquistare i lampioni da Enel sole a scatola chiusa, senza avere un rapporto dettagliato dello stato dei punti luce» spiega Emilio Foini, libero professionista di uno studio medico legale che ha già vinto 16 cause contro Enel Sole al Tar e 6 ricorsi al Consiglio di Stato per conto di Comuni che si sono trovati nella stessa situazione di Pavia. Il Comune ha infatti deciso di acquistare gli 8304 pali da Enel Sole con una spesa indicata di 1.035.000 euro di cui 493mila euro per i pali (59 euro ciascuno) e 542mila euro di risparmi in manutenzione. «Possibile che il Comune paghi 59 euro un palo che al momento della nascita di Enel Sole, nel 1999 era stato valutato 5 euro? – chiede Foini – Il testo unico degli enti locali indica che reti e servizi di pubblica utilità debbano essere dei Comuni. Ma in tutti i casi da noi seguiti Enel Sole fa un atto non bonario, ma di compravendita senza inserire la garanzia che gli impianti siano a norma. Un'amministrazione non può comprare a scatola chiusa cose non a norma, accettando il prezzo imposto da Enel Sole, senza controperizie ci si espone a un rischio di danno erariale». Anche perché, sottolinea il perito, «Gli investimenti fatti da Enel Sole in questi anni sono stati pagati almeno all'80% dai Comuni stessi. In 93 riscatti da noi seguiti risulta che i Comuni sono in credito». Cosa potrebbe fare il Comune di Pavia per evitare di pagare più del dovuto? «Dovrebbe fare una perizia per verificare la vetustà degli impianti – risponde Foini – rifare il calcolo dei soldi già versati per gli adeguamenti, la costruzione, l'avviamento, il potenziamento degli impianti. Insomma, verificare quanto dichiara Enel. E dedurre, dal costo totale, i soldi per mettere a norma gli impianti che non lo sono». Ad esempio verificare se anche a Pavia ci siano linee miste, ovvero linee elettriche che alimentano sia utenze domestiche sia l'illuminazione pubblica, in violazione di una legge del 1993. Per evitare che accada come aCarugate dove, in soli 4 anni è passato da costi manutentivi (con altro gestore) Consip di circa 20 euro a punto luce a quasi 50 euro.