Insulti su Facebook, i vigili ora querelano

PAVIA La polizia locale è stanca di subìre. Sembra il titolo di una pellicola anni Settanta, invece è il concetto alla base della decisione presa dal comandante, Gianluca Giurato, e di due agenti di proporre querela contro chi ha usato (o userà) parole ritenute offensive nei confronti dell'operato dei vigili. Con l'avvertenza che eventuali risarcimenti dei danni saranno devoluti in beneficienza. Questa vicenda prende avvìo a fine agosto, quando due agenti della polizia locale multano un artigiano che sta impiegando, senza autorizzazione, nell'area carico e scarico merci una macchina operatrice sprovvista di copertura assicurativa nonchè di carta di circolazione. L'artigiano riferisce della multa sul proprio profilo Facebook e, a quel punto, partono i commenti "incriminati" da parte di amici dell'uomo. Si tratta di interventi scritti in maggioranza tra il 29 e il 30 agosto. C'è F.L. che scrive: «Era sufficiente che fossero due extracomunitari e vedevi che neanche si fermavano». Poco dopo tocca a F.L. aggiungere: «Non hanno più soldi in cassa e vanno a spaccare i co....ni alle persone oneste». L'apice si raggiunge con S.B. che, alle 8,54 del 29 agosto, scrive: «È risaputo che a Pavia i vigili sono teste di ca...». E ancora, R.C. chiosa: «Gli unici due vigili che erano per strada li hai trovati tu. Un miracolo, si vede che andavano in qualche bar lì in zona o a fare qualche commissione personale». Per finire con M.S. che sintetizza: «Potresti chiedere la grazia e l'agibilità di mandarli affan...». In tutto, i soggetti che intervengono nella discussione, su un profilo pubblico, sono una decina. Al comandante Giurato e ai due vigili, la faccenda non va giù. Così fanno una copia della pagina con i commenti e presentano una querela all'autorità giudiziaria er i reati che saranno ravvisati. Diffamazione o ingiuria che sia, dunque, spetterà al pubblico ministero – secondo i querelanti – decidere quale articolo di legge sia stato violato. E aggiungono una postilla importante. L'intenzione, cioè, di voler devolvere eventuali quattrini derivanti dal risarcimento dei danni all'Associazione genitori Dosso Verde di Pavia. A spiegare le ragioni che hanno indotto a questo passo, è lo stesso comandante Giurato: «Il problema è che ormai le persone non si pongo più limiti quando intervengono sui social network. Noi facciamo il nostro lavoro con rispetto per i cittadini, ma riteniamo che lo stesso rispetto debba essere riservato a noi. D'ora in avanti, ogni insulto che comparirà sui mezzi di comunicazione come questi, sarà oggetto di querela. E affinchè nessuno pensi che intendiamo ricavarne un vantaggio, ogni eventuale risarcimento sarà devoluto a un ente di beneficienza che verrà deciso di volta in volta». I vigili ritengono che le espressioni usate siano denigratorie, offensive e diffamatorie. Non è la prima volta che la magistratura pavese viene chiamata a pronunciarsi su "scambi" poco carini attraverso Facebook. In passato, ciò è avvenuto soprattutto in contesti "politici", dove cioè veniva criticato l'operato di amministratori comunali. In questi casi, i giudici hanno ritenuto che le espressioni usate, per quanto "colorite", rientrassero entro i limiti del diritto di critica. Certo, dare delle «teste di ca...o» a due vigili sembra qualcosa che vada oltre la libertà di esprimere il proprio pensiero. E l'episodio apre il dibattito sul fatto che Twitter o Facebook non cambino la sostanza del messaggio.(f.m.)