LA MOSTRA A RIVANAZZANO
di Fabrizio Guerrini wRIVANAZZANO TERME L'artista non ha confini, glieli creano: Dario Fo è lì a dimostrare questo «mistero buffo» dell'essere e fare cultura. Così accade che un Premio Nobel per la Letteratura (era il 1997) possa essere protagonista di mostre di pittura; da Palazzo Reale, a Milano nel 2012, alla Die Gallerie di Francoforte quest'anno. E da venerdì, in provincia di Pavia, in Oltrepo: dall'8 novembre al 24 dicembre alla galleria «Antica Rus» di Rivanazzano Terme: «Mi sento attore dilettante e pittore professionista»: ecco cosa dice di sè Dario Fo, tanto per far capire come i ruoli di un artista siano quelli di una eterna commedia dell'arte, dove il copione varia con l'improvvisazione. Attore-commediografo «dilettante», ma da Nobel e pittore per professione: peraltro la storia di Dario Fo sembra, persino confermare questo corto circuito. La formazione di Fo è , infatti, pittorica. «Dario – scrive Felice Cappa, regista e curatore della mostra milanese nell'introduzione al catalogo – dal 1940 fa il pendolare fra Luino (dove ha abitato durante la giovinezza) e il liceo dell'Accademia di Brera ed elabora un'ottima tecnica dell'acquerello che, appena finita la guerra, gli permette di essere notato dal critico Decio Buffoni e di esporre alla Permanente di Bergamo. Decide quindi di fare il pittore. Studia a Brera con Funi, Carpi, Carrà e frequenta la vulcanica Milano del dopoguerra». La tensione artistica, sociale e culturale è fortissima nella metropoli. Si confrontano (e si scontrano) idee diverse di scrittura e soprattutto di pittura: il realismo figurativo di Guttuso, Sassu e Treccani e l'astrazione dirompente di Lucio Fontana. Dario Fo fa pittura e viaggia: da Brera a Parigi insieme a Emilio Tadini (artista al momento trascurato, ma potente sul piano evocativo e figurativo) dove incontra Fernand Legér, uno dei pilastri, insieme a Picasso della pittura del secolo breve. Dario Fo assimila, rielabora, racconta. Mette in scena storie, come è nella sua natura. «E' pittura che danza» scrive ancora Cappa. Pittura che si evolve anno dopo anno. Opere che, come annota il critico vogherese Renzo Basora, «rivelano un Fo pittore libero di giocare con le figure e i colori . come in teatro gioca con le parole, recuperando grandi rappresentazioni di carri di comici o carnevali in piazza, accanto a libere interpretazioni tratte dai maestro antichi come Cosmè Tura e Caravaggio: ancora ironia e sberleffi e saltimbanchi e angeli che spernacchiano con le loro trombe». Il viaggio dell'artista arriva in Oltrepo: «Mostra piccola nelle dimensioni – spiega il gallerista e amico Cesare Lisandria – ma sicuramente significativa per qualità e intensità». Per Dario Fo è un ritorno che chiude un cerchio, come ricorda Lisandria: dal teatro, anni fa, alla Società Operaia di Voghera alla pittura a Rivanazzano Terme. L'inaugurazione venerdì 8 novembre alle 16,30 al teatro comunale. Quindo la visita alla mostra, lì accanto. Poi, quasi due mesi di tempo per imparare l'arte senza confini di un grande «guitto» che dipinge.