datagate
ROMA Lo scandalo Datagate si trasforma in un gioco di specchi in cui tutti spiano tutti, e mentre il presidente del Consiglio italiano Enrico Letta chiede «chiarezza» e convoca per domani il Comitato interministeriale per la sicurezza della Repubblica (Cirs), gli Stati Uniti accusano gli alleati europei di aver spiato i leader e i servizi d'intelligence americani e di aver passato agli americani le informazioni sui propri cittadini. Gli 007 italiani smentiscono: mai scambiato dati con gli Usa sui nostri cittadini. In una giornata agitata dalle rivelazioni sul presunto spionaggio al G20 di Russia, Letta incontra a Palazzo Chigi il numero uno del Dipartimento delle informazioni (Dis) Giampiero Massolo, e il sottosegretario Marco Minniti, titolare della delega ai Servizi, ai quali chiede una relazione dettagliata in vista dell'audizione, la prossima settimana, davanti al Comitato per i servizi, che ieri ha ascoltato Massolo. Al premier non sono bastate le rassicurazioni del segretario di Stato John Kerry, che ha incontrato a Roma, e mentre prosegue lo stillicidio di dichiarazioni, Letta decide di riunire i ministro di Esteri, Interno, Difesa, Giustizia, Economia e Sviluppo. «C'è una sorta di lato oscuro della sicurezza, ma non deve essere così» dichiara Massolo, che davanti al Copasir conferma la piena adesione dei servizi segreti italiani all'iniziativa europea per fare chiarezza sui misteri del Datagate e stabilire nuove regole per la collaborazione con gli Usa. La privacy delle comunicazioni interne degli italiani è garantita – assicura – mentre telefonate ed e-mail che escono dai confini nazionali si "appoggiano" su provider non soggetti alle leggi di Roma. Massolo ribadisce che i servizi italiani non hanno mai collaborato ai programmi di intercettazioni Prism e Tempora, dell'americana Nsa (National security agency) e dell'inglese Gchq (Government communications headquarters), ma la sua dichiarazione viene smentita indirettamente dal capo dell'Nsa, Keith Alexander: «Non abbiamo raccolto noi le informazioni sui cittadini europei, i dati erano forniti dai nostri partner europei» accusa. E James Clapper, capo della National intelligence (Dni), rovescia le responsabilità, accusando di spionaggio gli amici europei: «Quando sento parlare dell'attività di sorveglianza sugli alleati mi viene in mente la scena di Casablanca in cui il commissario chiude il locale di Bogart, dicendo "qui si gioca illegalmente", e nel frattempo si mette i soldi in tasca». È un intrigo che si complica a ogni dichiarazione. «Garantisco la correttezza dell'intelligence italiana, non abbiamo le mani nella marmellata» aveva detto in mattinata Minniti, annunciando un accordo con il garante della Privacy sulla cybersecurity e sottolineando: «È evidente che c'è un problema che riguarda i servizi Usa e il rapporto tra questo mondo e l'Europa. L'intelligence non può essere una foresta in cui tutto è permesso. Abbiamo chiesto ai nostri alleati americani come stanno le cose». «Mi auguro che Obama chiarisca a breve» taglia corto il ministro degli Esteri Emma Bonino, mentre per il presidente Usa il terreno diventa sempre più scivoloso e la Germania non esclude di espellere i diplomatici Usa coinvolti. Secondo il New York Times, dopo le rivelazioni sulle intercettazioni telefoniche della cancelliera tedesca Angela Merkel, Obama è pronto a fermare i programmi di spionaggio verso i leader dei Paesi amici. L'ordine di limitare l'attività di sorveglianza nella sede dell'Onu intanto è già partito. «Partner e amici non si spiano – avverte il commissario europeo alla Giustizia Viviane Reading – per il buon esito dei negoziati per il libero scambio occorre fiducia». (m.r.t.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA