Caccia a gang cassaforti dopo raid al S. Margherita

di Adriano Agatti wPAVIA Una gang delle cassaforti. Gente che entra in appartamenti e all'interno di uffici pubblici alla caccia di cassaforti o di armadietti blindati convinti che dentro ci siano denaro o oggetti preziosi. E' un'ipotesi avanzata dagli investigatori dopo i due colpi, uno fallito e l'altro riuscito, negli uffici del Pertusati e del Santa Margherita. «Non so ci sia una banda che si «occupa» di cassaforti – spiega Sergio Contrini, presidente dell'Azienda dei servizi alla persona - ma la stranezza di due furti nei nostri uffici in due notti consecutive è evidente. E, dalle testimonianze, posso dire con una certezza quasi assoluta che erano le stesse persone. Al Pertusati i dipendenti hanno visto i ladri di notte girare per il cortile: avevano i volti semicoperti da sciarpe. Due persone che parlavano italiano. Dalle immagini girate al Santa Margherita sembravano le stesse persone, almeno le sciarpe erano identiche. Tornando alla gang della cassaforte vorrei sottolineare che la presenza di una struttura blindata non deve significare in assoluto che all'interno ci siano denaro oppure preziosi. Nell'ufficio dell'amministratore di sostegno del Pertusati non c'è denaro, voglio chiarirlo. Solo documenti degli assistiti». Intanto i carabinieri stanno proseguendo le indagini. Al Pertusati è stato trovato uno zainetto pieno di arnesi da scasso. In genere le cassaforti vengono aperte con flessibili a batteria che non fanno rumore. I ladri del Pertusati e del Santa Margherita avevano solo arnesi da scasso rinforzati con tubi di ferro. Probabilmente non erano professionisti dello scasso ma solo persone che conoscevano bene gli uffici di viale Matteotti e di via Emilia. Dalle testimonianze degli infermieri sembra fossero italiani. Altre cassaforti sono state «aperte» in abitazioni private e in altri uffici, negli uffici del carcere la cassa è stata addirittura smurata. Lo smuramento è un'altra tecnica: in questo caso i ladri usano dei picconi da muratore.