Noi e i musulmani, dibattito al Volta
PAVIA «La diversità e il criterio per capire. Con l'omologazione si tradiscono linguaggi e valori». Questo il messaggio lanciato da padre Maurice Borrmans dei missionari d'Africa del Pontificio istituto studi arabi di Roma, invitato dal direttore dell'Istituto superiore di scienze religiose Sant'Agostino e da monsignor Giovanni Giudici, vescovo di Pavia, a tenere un incontro al collegio Volta «Noi e i musulmani». «Non noi e l'Islam», come si intitolava la lettera del cardinal Martini del 6 dicembre 1990, tiene a sottolineare Borrmans: «Cristiani e musulmani, non cristianesimo e islamismo. I sistemi non si confrontano, i soggetti sì. Io non ho mai incontrato l'islamismo, ma ho incontrato molti musulmani. E, prima ancora che un musulmano, un uomo o una donna. Come tutti, con tutti i problemi della nostra vita e col mistero della morte». E dopo aver ripercorso le tappe con cui la Chiesa cattolica si è aperta al confronto con le altre religioni, a partire dal Concilio Vaticano II fino a Giovanni Paolo II e a Benedetto XVI lo studioso si è soffermato sulle problematiche che la multietnicità pone a tutti noi. «Da affrontare con serenità – ha sottolineato – Il pluralismo culturale e religioso esige uno sforzo di conoscenza. Il dialogo interreligioso può essere ospite o osteggiato dal dialogo interculturale, che a sua volta può essere ospite o osteggiato dal dialogo interpolitico». Con relative difficoltà, che padre Borrmans non ha nascosto. Manuela Di Paola