Aiutò boss della 'ndrangheta Catturato dopo fuga sui tetti
di Maria Fiore wCASORATE Si è dato alla fuga sui tetti delle villette a schiera di via Besate, a Casorate, nel tentativo di evitare la cattura. Ma Giuseppe Perre, 26 anni, originario di Platì, dove è residente, è stato tradito dalla luce di un lampione, che lo ha reso visibile ai carabinieri che all'alba di ieri hanno circondato la casa in cui il giovane era ospite da tempo. I militari del nucleo investigativo di Pavia lo hanno arrestato con l'accusa di avere favorito la latitanza di Saverio Trimboli, esponente di vertice della cosca Trimboli-Marando di Platì, e Francesco Perre, esponente di vertice della cosca Barbaro, entrambi inseriti nell'elenco dei ricercati più pericolosi fino al loro arresto, avvenuto a febbraio 2010 e agosto 2011. Francesco Perre sta scontando 28 anni di reclusione per il sequestro di Alessandra Sgarella, l'imprenditrice di Milano rapita nel 1997 dalla 'ndrangheta, rilasciata quasi un anno dopo e morta nel 2011 per malattia, proprio mentre il suo rapitore veniva arrestato. I carabinieri di Pavia hanno notificato a Giuseppe Perre, che si trovava a casa di un parente a Casorate, l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal tribunale di Reggio Calabria. Con la stessa accusa di favoreggiamento sono stati arrestati in Calabria, dai carabinieri di Locri, Rocco Perre, di 24 anni, e Antonino Giuseppe Nucera, di 36 anni. Al giovane di 26 anni viene anche contestato di avere coltivato su un terreno di 10mila metri quadrati, in una località dell'Aspromonte, circa duemila piante di canapa indiana. Il suo arresto è scattato ieri mattina, verso le 4. A quell'ora i carabinieri del colonnello Ernesto Di Gregorio arrivano in via Besate, a Casorate, e circondano una villetta. I militari, a cui si è anche aggiunto un sottufficiale arrivato apposta da Locri per seguire le fasi dell'arresto, sanno che Giuseppe Perre si trova in quella abitazione perché avevano pedinato la moglie tutto il pomeriggio, per rintracciare il "rifugio" del marito. I carabinieri arrivano davanti all'ingresso dell'abitazione e suonano il campanello. Passano diversi minuti. Poi una voce di donna, dall'interno, chiede chi sia alla porta. I carabinieri riferiscono il motivo della visita, ma la donna risponde che non vede il marito da diversi giorni. A questo punto la porta si apre. In casa ci sono la moglie e la sorella di Perre. Le due donne fanno entrare i carabinieri e li fanno accomodare. Spiegano che i rispettivi mariti sono via per lavoro da diversi giorni. I carabinieri perlustrano la casa, ma dell'indagato non c'è traccia. A un certo punto, però, sentono alcuni rumori. Passi sul tetto. Vengono avvisati i carabinieri all'esterno, che prima dell'ingresso in casa avevano circondato la villetta. Nonostante l'oscurità e grazie alla luce di un lampione, i carabinieri riescono a scorgere due figure sul tetto. Stanno correndo in equilibrio precario sulle tegole delle villette a schiera rese scivolose dalla pioggia. Seguono minuti concitati. Alla fine i due sono costretti a scendere. Insieme a Giuseppe Perre, che viene ammanettato, c'è il cognato. Ai carabinieri spiega di avere tentato la fuga per paura, ma a suo carico non ci sono accuse. Dovrà invece essere vagliata la posizione delle due donne. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA