Ferrari parla due ore e viene scarcerato
Nonostante dieci mesi di "stallo", la commissione comunale antimafia ha ripreso i suoi lavori a pieno regime. Sotto la guida del vice presidente, il consigliere Vincenzo Vigna, si è riunita e ha preso in esame le comunicazioni che erano giunte dalla prefettura. La commissione, infatti, nei mesi scorsi aveva elaborato un protocollo sulla trasparenza negli appalti pubblici. Il documento era stato inviato a palazzo Malaspina, che aveva risposto indicando alcune modifiche da fare alla luce di una legge che ha recentemente modificato la materia. I consiglieri comunali hanno deciso all'unanimità di chiedere al segretario comunale di apportare le modifiche indicate e di ritrasmettere il documento alla prefettura per l'approvazione, senza la necessità di una ulteriore convocazione. Il protocollo, se approvato, potrebbe essere applicato anche ad altri enti pubblici che indicano gare d'appalto. L'altro tema sul quale sta lavorando la commissione antimafia è un documento che si occupi del fenomeno dell'usura, in sensibile aumento. di Fabrizio Merli w PAVIA Il geometra Elio Ferrari parla davanti ai magistrati per oltre due ore, tra frane e appalti pubblici. Il verbale di interrogatorio è stato secretato e ieri, al professionista oltrepadano, presidente della fondazione Nascimbene, sono stati concessi gli arresti domiciliari. Non ci vuole un esperto in procedura penale per capire che l'atteggiamento collaborante di Ferrari è stato fondamentale nella decisione di scarcerarlo. Ma cosa ha detto, nel corso dell'interrogatorio di garanzia reso davanti al gip Erminio Rizzi e al pm Roberto Valli? Come ha spiegato il "prestito" da 150mila euro concesso al direttore generale del Ministero dell'ambiente, Mauro Luciani, e a causa del quale è finito in carcere con l'accusa di tentata estorsione? Inutile chiederlo al difensore, l'avvocato Luigi Gianzi: «Mi dispiace, non posso dire nulla». Eppure, già nella richiesta formulata dal pubblico ministero per ottenere l'arresto di Ferrari e del cugino Italo Romano Benvenuti, qualche spunto c'è. Innanzi tutto, nelle intercettazioni si parla di una «questione di Pavia» nella quale «erano girati 900mila euro». Questo ha indotto il pm e, successivamente, il giudice a ritenere plausibile l'ipotesi che si stia parlando di una somma di denaro destinata a tangenti. Ferrari ha un'impresa che si occupa principalmente di progettazioni di lavori pubblici. Secondo un amico di Mauro Luciani, poi, Ferrari avrebbe detto che dei 900mila euro, 150mila li aveva consegnati lui di persona, mentre gli altri «li avrebbe raccolti da altre imprese». Quali imprese? Con quali finalità? E chi era il destinatario? Le risposte si trovano nel verbale messo "in cassaforte" dai magistrati di Pavia. E, secondo indiscrezioni, si tratterebbe di risposte dal contenuto "esplosivo". Dichiarazioni che, stando sempre alle parole degli indagati, Ferrari sarebbe stato pronto a rilasciare all'autorità giudiziaria anche prima dell'arresto. Lo dice, a fine agosto, il cugino Italo Benvenuti in una telefonata a un'amica intercettata dagli inquirenti: «la Procura di Pavia, te lo dico perchè poi dopo te lo spiegherò, non aspetta altro, la denuncia di Elio per mettere in galera una sfilza di persone». Verità o millanterie? Secondo i giudici, la minaccia di un esposto all'autorità giudiziaria sarebbe servita a rafforzare, in chiave estorsiva, la richiesta di 150mila euro. La procura, comunque, sta valutando tutto il materiale raccolto in queste ultime settimane. E non solo. Perchè prima della presunta tentata estorsione, datata tra fine agosto e settembre, Ferrari e Luciani erano stati indagati da un altro sostituto di Pavia, Paolo Mazza, con l'ipotesi di avere "pilotato" soldi del Ministero per le frane. Su questo filone, proprio per oggi è fissata l'udienza preliminare.