Ospedali, no dei sindacati a Belloni
PAVIA Alcuni reparti sono al limite delle loro capacità, altri hanno molti letti vuoti. È un quadro a colori alternati quello che emerge dai dati che certificano la saturazione dei reparti degli ospedali sparsi per la provincia di Pavia da Mede a Varzi, da Mortara a Stradella passando per Voghera e Vigevano. In alcune strutture infatti i posti letto occupati superano il cento per cento, in altri invece le percentuali sono molto più basse. «Ma questi numeri non devono trarre in inganno - spiega Domenico Mogavino, segretario provinciale della Cisl-Funzione pubblica - perché se ho due reparti che hanno un tasso di saturazione del 50% li posso mettere insieme e continuare a offrire il servizio». Ieri proprio Mogavino insieme a Gilberto Creston della Fp Cgil e a Carlo Barbieri della Uil Fpl ha incontrato i vertici dell'Azienda Ospedaliera. «Abbiamo chiesto delucidazioni su quanto è emerso in questi giorni dopo che il presidente dell'Ordine dei medici ha presentato in Regione la sua proposta di riorganizzazione - spiegano i sindacati - e siamo stati rassicurati sulla validità del Piano di organizzazione aziendale appena approvato: quella di Belloni è soltanto una proposta personale». Anche le parti sociali sono convinte che una riorganizzazione della rete ospedaliera pavese vada fatta. «Perché i tempi sono cambiati, e la medicina anche». «Ma i servizi pubblici - sottolinea Mogavino - non si possono chiudere perché hanno pochi utenti. Pensiamo a un autobus: è comunque un servizio pubblico, anche se a bordo c'è soltanto una persona. E non può essere soppresso da un giorno all'altro, perché la logica non è quella dell'azienda privata che deve fare utili». Insomma, i sindacati dicono no a un approccio che guarda soltanto i numeri, anche per quanto riguarda i dati sulla saturazione dei reparti. «È fisiologico che alcuni reparti siano ad alto tasso di saturazione, come ad esempio Medicina e Psichiatria - dice il sindacalista della Cisl - perché il territorio non offre un sufficiente numero di posti letto e perché in questi reparti vengono "scaricati" i pazienti con malattie croniche». A Varzi ad esempio (prendendo come riferimento i primi otto mesi del 2013 e le degenze ordinarie, ovvero i ricoveri sia urgenti che prenotati, ndr) il tasso di saturazione del reparto di Medicina generale arriva al 92 per cento. Un dato simile si registra anche nello stesso reparto all'ospedale di Vigevano (93), in quello di Voghera (92), di Mortara (90) e di Stradella (89). Alte concentrazioni di letti occupati si registrano anche nei reparti di Riabilitazione specialistica a Casorate (97), a Broni (90) e anche a Mede (96). Proprio al "San Martino" invece si riscontrano dati inferiori per quanto riguarda il reparto di Chirurgia generale (53) . Saturazioni basse anche nel reparto di Nido e neonati sani di Vigevano (30) e Voghera (34). Ancora più basse quelle registrate nei reparti di Oculistica dell'Ospedale civile ducale (0.99) e del nosocomio iriense (6). Dati anche questi, sottolineano i sindacati, che non devono far saltare a conclusioni affrettate. «Molte patologie si curano meglio e più velocemente rispetto a qualche tempo fa, come l'appendicite o la colecisti - sottolinea ancora Domenico Mogavino - e di conseguenza la degenza ospedaliera è ridotta. Non giudico la bassa saturazione dei reparti come un fattore negativo, perché l'Azienda ospedaliera e il San Matteo mantengono comunque un'eccellenza riconosciuta dalle più autorevoli classifiche in materia». Ciò detto, fanno notare sempre le parti sociali, una riforma della rete ospedaliera pavese e dell'emergenza-urgenza è comunque necessaria. Ma non secondo i criteri indicati da Belloni. «Condivido quello che ha detto l'assessore Melazzini - dice ancora la Cisl - se non si vuole fare macelleria sociale bisogna partire da lì. Nel territorio pavese abbiamo la fortuna di avere alcune strutture: chiediamoci cosa può servire in ognuna di queste realtà invece di dire subito che sono da chiudere. Una riorganizzazione è necessaria: ma per farla ci vuole una cabina di regia, guidata da Asl e Regione. E la politica deve dare risposte concrete». Gabriele Conta