Dea, 43 assunzioni per farlo partire

Oggi alle 15 la facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università elegge il nuovo preside. Con un colpo di scena: in corsa è rimasto un solo candidato, il professor Carlo Maurizio Montecucco, ordinario di Reumatologia e primario della clinica al San Matteo. L'altro candidato, il professor Antonio Dal Canton, preside uscente, ha fatto un passo indietro e ha deciso di ritirare la propria candidatura nelle ultime ore. Con un po' di amarezza, dicono i colleghi. Ieri Dal Canton non rispondeva al telefono cellulare. Una scelta personale quella di non ricandidarsi, lasciano intendere nell'ambito del consiglio di facoltà. Sarebbero venuti meno, all'ultimo momento, alcuni voti promessi. Nel pomeriggio, alle 15, i quaranta elettori della facoltà (studenti compresi) si dovranno presentare alle urne per eleggere il loro nuovo rappresentante, un ruolo strategico alla luce dei rapporti che dovrà intrattenere con i vertici del San Matteo per la convenzione con l'ateneo e le successioni di alcuni primari. E a questo punto faranno la differenza i voti e le schede bianche. Maurizio Montecucco, 60 anni, ghisleriano, nelle scorse settimane aveva inviato ai colleghi-elettori una lettera con un breve ma dettagliato programma. Annunciando anche che, nel caso di elezione, avrebbe nominato suo vice il professor Antonio Braschi, 67 anni, ordinario di anestesiologia e rianimazione. Braschi è anche primario dell'Unitàdi Rianimazione I del San Matteo. Due cattedratici e clinici. di Maria Grazia Piccaluga w PAVIA Trenta infermieri e tredici medici: 43 assunzioni a tempo determinato (un anno), è quanto il San Matteo è riuscito a strappare alla Regione Lombardia per il varo del Dea. Il minimo indispensabile, secondo i calcoli della direzione sanitaria, per ottenere l'accreditamento di alcuni dei reparti più in sofferenza. Pronto soccorso, Patologia neonatale, Chirurgia vascolare, ma anche i reparti che non traslocano al Dea come Ematologia. Il presidente Alessandro Moneta e il direttore generale Angelo Cordone l'hanno comunicato ufficialmente ieri mattina ai sindacati del comparto e della dirigenza medica. Cgil, Cisl e Uil (comparto) approvano, ma con riserva. «Trenta infermieri rispetto al fabbisogno di 253 che avevamo evidenziato in estate in accordo con la fondazione sono un inizio, certo – dicono Cgil, Cisl e Uil –. Ma non comprendiamo il senso dei 13 dirigenti medici. Non erano stati calcolati nè menzionati nel documento unitario firmato anche dal presidente e presentato in Regione. C'è un'emergenza da sanare che riguarda il comparto. Bisogna assumere prima le figure assolutamente indispensabili». «Non vorremmo fosse il solito contentino concesso per tappare un buco molto più grande – aggiungono – . E che una volta concesso l'accreditamento rimangano gli spazi immensi con il perosnale insufficiente. Noi monitoreremo la situazione anche dopo queste 43 assunzioni e il 30 non escluderemo iniziative a sorpresa». Lanciano anche una proposta: «La Regione non ha stabilito quali figure si debbano assumere ma ha stabilito un budget. Perché non trasformare i 13 posti da dirigente medico in 26 del comparto? Sessanta infermieri sarebbero una boccata d'ossigeno maggiore». Un'operazione che si può valutare, lascia intendere la direzione del San Matteo. Chiarendo anche che quei posti sono stati individuati per garantire l'accreditamento delle strutture altrimenti "zoppicanti" sui numeri. E per alcune, come chirurgia vascolare, neurochirurgia e ginecologia i medici sono indispensabili anche solo per garantire i turni di guardia e le reperibilità. Le 43 assunzioni saranno per 12 mesi. «Precari, ma sono non i soli purtroppo – dicono i sindacati –. Ci sono 17 infermieri che scadono tra 6 mesi, altri 20 tra un anno e mezzo. E 49 operatori sanitari a tempo determinato, 5 dei quali dovranno lasciare l'incarico il 31 dicembre». Fials approva le 43 assunzioni, «un primo risultato, ma è necessario intervenire non solo sui numeri bensì anche sull'organizzazione, in capo al Sitra, che attualmente giudichiamo pessima». Un attacco frontale che non raccoglie l'appoggio degli altri sindacati. «Attenzione – avvertono i confederali – perché riorganizzazione a volte corrisponde a tagli e accorpamenti».