Ragazzo italiano ucciso a calci e pugni
di Annalisa D'Aprile wROMA Del movente, cioè se si sia trattato di razzismo, di scambio di persona, o di qualche altro motivo, ad Ivan Leotta non importa nulla. «So solo che mio figlio è stato ammazzato da un gruppo di bestie» dice mentre parte per Londra 24 ore dopo la morte di suo figlio, Joele. Un omicidio per il quale la polizia inglese ha accusato quattro ragazzi di origine lituana. Joele, diciannove anni, una faccia pulita che spunta dagli autoscatti del suo profilo Facebook, e il sogno di costruirsi un futuro. Sogno interrotto domenica sera quando nove, forse dieci uomini entrano nell'appartamento di Lower Stone street, a Maidstone, nel Kent, 50 chilometri da Londra, che Joele divideva con l'amico Alex Galbiati, e li massacrano di botte. Calci e pugni fatali per il ragazzo di Nibionno, Lecco, da dove era partito non più di due settimane fa per iniziare una nuova esperienza, lavorare e migliorare il suo inglese. E il lavoro Joele l'aveva trovato: cameriere in un ristorante italiano, il Vesuvius. Il gestore è originario di Napoli e l'appartamento in cui i due ragazzi sono stati aggrediti si trova proprio sopra il locale. La polizia interviene intorno alle 23.30, Joele viene subito trasferito al King's College Hospital, dove però muore poco dopo. Alex invece, malmenato anche lui, dopo due giorni di ricovero è stato dimesso ieri, ancora sotto choc. La polizia inglese, nelle 48 ore successive al fatto, ha fermato gli aggressori: due di loro, un uomo di 45 anni proveniente da Tonbridge e un ragazzo di 23 anni di Maidstone, ieri sono stati rimessi in libertà. Ne restano in carcere altri sette, tutti di età compresa tra i 20 ed i 30 anni. E quattro di loro - Aleksandras Zuravliovas, 26 anni, Tomas Gelezinis, 30 anni, Saulius Tamoliunas, 23 anni e Linas Zidonis, 21 anni - tutti di origine lituana residenti nella capitale del Kent, nel tardo pomeriggio sono stati indagati per omicidio. Oggi compariranno davanti al magistrato. Ancora da chiarire il movente dell'aggressione. Secondo una prima ricostruzione diffusa dal sindaco di Nibionno, Claudio Usuelli, Joele sarebbe stato ucciso per motivi razziali. «Quelle bestie hanno sfondato la porta gridando "italiani di merda ci state rubando il lavoro" e li hanno massacrati di botte - rivela il sindaco - Fonti qualificate mi hanno riferito che le autorità inglesi hanno comunicato alla famiglia la notizia solo lunedì sera, dopo 24 ore dal fatto e solo su sollecitazioni di autorità italiane». Ma quando la polizia ha fatto sapere che tutti gli aggressori, tranne uno, erano europei, l'ipotesi di un omicidio xenofobo ha perso consistenza. «Mio figlio era lì sono da pochi giorni - dice il padre - escludo abbia avuto anche solo il tempo di mettersi in una situazione a rischio». Non trova conferme, per ora, nemmeno l'ipotesi che si sia trattato di uno scambio di persona. «Sono in Inghilterra, sto cercando di sistemarmi qui. Ho trovato lavoro in un ristorante italiano e ora sto imparando a fare il cameriere. Davvero tutto perfetto» scriveva Joele il 17 ottobre sulla sua pagina Facebook. Quella stessa pagina ieri si è riempita di messaggi di solidarietà e subito dopo un'altra è stata creata in ricordo del ragazzo. «Tifava Inter, amava il basket, è andato lì per lavorare - si sfoga il cugino, Andrea Augustini - non si può morire così». A casa c'è un cugino della vittima, Andrea Augustini, che era con i genitori di Joele quando si è saputo dell'omicidio. Andrea non riesce a fermare le lacrime quando pensa al cugino che «a vent'anni tornerà nella bara». E si sfoga: «È andato all'estero per trovare lavoro e guadagnare 800 sterline al mese». ©RIPRODUZIONE RISERVATA