«Mai ricattato nessuno» E torna l'ipotesi tangenti
di Fabrizio Merli w PAVIA All'interrogatorio di garanzia hanno risposto entrambi. Elio Ferrari, 67 anni, geometra di Casteggio e suo cugino Italo Romano Benvenuti, 76 anni, di Milano, arrestati venerdì scorso con l'accusa di concorso in tentata estorsione ai danni di Mauro Luciani, direttore generale del Ministero dell'Ambiente. Davanti al giudice delle indagini preliminari, Erminio Rizzi e al pubblico ministero, Roberto Valli, i due sono comparsi con i rispettivi difensori: l'avvocato Luigi Gianzi per Ferrari e l'avvocato Rosario Tripodi per Benvenuti. I due avrebbero cercato di ridimensionare l'accusa. In carcere, infatti, sono finiti perchè avrebbero chiesto a Luciani la restituzione di un "prestito" da 150mila euro, minacciando il ricorso a non meglio precisati personaggi calabresi o il deposito alla procura di un esposto che metterebbe sotto accusa lo stesso Luciani. La ricostruzione dei fatti, per come è emersa dalle deposizioni dei due, restituisce una diversa prospettiva. Benvenuti, ad esempio, ha raccontato di avere incontrato Luciani a Roma, verso la metà dello scorso settembre. All'alto dirigente, avrebbe prospettato la situazione delicata del cugino. Per la società di Elio Ferrari, infatti, è stata fissata un'udienza innanzi al tribunale fallimentare per il prossimo 10 dicembre. È questa l'urgenza che ha indotto Ferrari a pretendere la "restituzione" di 150mila euro che, peraltro, Luciani nega di avere mai ricevuto. Tornando all'incontro romano, Luciani avrebbe risposto al Benvenuti che non riteneva di dovere dei soldi a nessuno, ma che Ferrari non doveva preoccuparsi perchè avrebbe avuto dei lavori come compensazione. Inoltre, Benvenuti ha escluso di avere mai rivolto minacce a Luciani o a persone a lui legate e ha detto di essere intervenuto solo per aiutare il cugino a recuperare un credito che riteneva fosse realmente esistente. Ferrari, a sua volta, ha parlato per oltre due ore, anche se sul contenuto delle sue dichiarazioni non vi sono conferme. La sua posizione, centrale rispetto alla vicenda, lascia aperte molte perplessità. Non si comprende, ad esempio, come sia possibile che un imprenditore alle soglie del fallimento abbia la disponibilità di 150mila euro da prestare a un alto dirigente del Ministero dell'ambiente. Tanto è vero che l'ipotesi sulla quale sta procedendo la procura, anche sulla base di diverse intercettazioni telefoniche e di altri accertamenti, è che in realtà i 150mila euro fossero una tangente. Negli atti, si parla di una busta gialla con dentro 50mila euro. In una conversazione al telefono, Benvenuti fa riferimento alla richiesta di anticipi per «forniture future». Forse soldi pagati per ottenere appalti pubblici e poi non restituiti? Il magistrato sta lavorando per capirlo, e con lui stanno effettuando verifiche anche gli uomini della Guardia di Finanza. Anche perchè - sempre stando alle parole intercettate - prima dei 150mila euro che sono al centro dell'indagine per tentata estorsione, sarebbe girata una cifra «enorme». La lunga dichiarazione che, ieri, Elio Ferrari ha messo a verbale potrebbe anche fare luce tra il presunto episodio estorsivo e l'indagine, nata da un esposto del 28 settembre 2009, in cui si ipotizzava l'esistenza di una organizzazione in grado di "pilotare" i fondi ministeriali per le frane in Oltrepo. Indagine in cui sono coinvolti sia Ferrari che Luciani.