Riorganizzare gli ospedali Belloni difende il piano
Se il progetto ipotizzato da Giovanni Belloni per riorganizzare la sanità pavese dovesse andare in porto non ci sarà nessun taglio al personale. «Le riconversioni e le rimodulazioni non significano licenziamenti - dice Belloni - ma una migliore distribuzione delle risorse umane. Se dovesse chiudere il punto di autopresentazione di Casorate (una sorta di pronto soccorso, ndr) il personale infermieristico potrebbe essere distribuito in altre strutture all'interno dello stesso ospedale, come la Cal/dialisi e gli ambulatori, che dovrebbero essere ulteriormente potenziati». Le richieste di Belloni, infatti, «sono rivolte non solo a difendere i medici che lavorano, a loro rischio, nei pronto soccorso, ma tiene anche conto della necessità di dare risposte efficaci ed appropriate al paziente». (g.con.) PAVIA Parte dai numeri Giovanni Belloni. Che non ha intenzione di fare marcia indietro sul suo progetto di riorganizzazione degli ospedali pavesi presentato l'altro giorno in Regione, e che ha mandato su tutte le furie diversi sindaci dall'Oltrepo alla Lomellina. «La mia è una valutazione puramente tecnica – dice il presidente dell'Ordine dei medici di Pavia –. Se gli amministratori locali desiderano potenziare le loro strutture si rivolgano all'assessorato regionale alla Sanità». Belloni non arretra di una virgola. Anzi. Attacca a testa bassa: «Tengo a precisare che il sottoscritto non ha alcun interesse personale e politico da difendere». Per spiegare il suo progetto di riorganizzazione degli ospedali pavesi, che ipotizza anche la chiusura di alcuni piccoli pronto soccorso, il presidente snocciola numeri e cifre. «Consiglierei a tutti coloro che sono interessati a questo problema di valutare gli indicatori di attività di ricovero: si evidenzierebbero numerose criticità – suggerisce Belloni –. Per quanto riguarda i numeri di attività, ad esempio sulle degenze, negli ospedali di Casorate, Varzi e Mede gli accessi notturni non superano in media i tre per notte». Numeri riportati anche nella relazione consegnata l'altro giorno all'assessore regionale Mario Mantovani. «Nel mio intervento ero partito dal dato che il 30 per cento della popolazione della Lombardia presenta patologie croniche, e consuma il 70 per cento delle risorse della sanità – spiega ancora il medico –. Da ciò deriva il fatto che sia indispensabile una maggiore attenzione per queste patologie, che nella maggioranza dei casi non necessitano di ricoveri in ospedali per acuti». Poi Belloni passa a parlare dei piccoli ospedali sparsi per la provincia di Pavia, che a volte «non sono in grado di dare risposte adeguate alle patologie acute di media e grave severità». «Non per incapacità dei medici – sottolinea il presidente dell'ordine – ma per carenze strutturali, che non consentono di dare risposte efficienti agli utenti. La realtà è questa. E anche gli amministratori locali dovrebbero prenderne atto». E chi dice di voler potenziare i piccoli pronti soccorso? «E' utopico, in questo momento – risponde Belloni – tenendo anche conto dell'esiguo numero di accessi». Sul caso delle Emodinamiche di Vigevano e Voghera, invece, il presidente dell'Ordine non aggiunge nulla ai numeri già riportati sulla Provincia Pavese in questi giorni: «Cerchiamo di rivalutare le chirurgie affinché possano esprimere al meglio le loro possibilità, tenendo conto delle loro potenzialità reali. Ad esempio, ed è solo un esempio, l'apertura dal lunedì al venerdì può potenziare la risposta di una chirurgia come quella di Mede». Gabriele Conta