Merck, 2 giorni di sciopero «Certezze e non parole»

di Linda Lucini wPAVIA Come risposta dalla Merck hanno avuto solo no e ora sono stufi. Non ci stanno a vedersi chiudere lo stabilimento sotto gli occhi. Così ieri mattina i lavoratori sono scesi in sciopero. E per rendere ancora più eclatante la loro protesta sono usciti dalla fabbrica con striscioni e bandiere sindacali e hanno messo in atto un presidio. In fabbrica sono in assemblea permanente e lo sciopero è andato avanti per ogni turno di lavoro, notte compresa. E, per dare ancora più l'idea che sono davvero arrabbiati, oggi ripeteranno la protesta e lo sciopero per far capire all'azienda che non intendono stare a guardare e che la condivisione delle scelte sbandierata da Merck non può voler dire condividere la perdita di 270 posti di lavoro. A far esplodere la situazione è stato l'annuncio dell'azienda di avviare le procedure per la cassa integrazione per 120 persone da gennaio e l'arrivo in azienda di due ispettrici inviate dalla casa madre in America. «Cercano di far passare oltreoceano l'idea che qui siamo tutti calmi e tranquilli – dice un delegato accusando la direzione pavese – invece vogliamo dimostrare che non lo siamo per nulla. A noi interessano i posti di lavoro, non ci basta che l'azienda si spenda per trovare un eventuale compratore mentre si riducono i volumi di produzione. Così si finirà per vendere l'azienda vuota». Il comunicato uscito dall'assemblea è duro come non lo è mai stato dal 6 luglio scorso, giorno in cui i vertici americani hanno comunicato ai lavoratori lo stop entro dicembre 2014: «L'atteggiamento unilaterale dimostrato dall'azienda in tutti i tavoli di confronto, unitamente alla strumentalizzazione della comunicazione con cui alimenta false speranze in lavoratori già emotivamente provati, sono indicativi della scarsa volontà di Merck di trovare insieme alle parti sindacali una soluzione condivisibile con i lavoratori». Ai colleghi i delegati sindacali hanno ricordato che «mai come oggi è importante dimostrare l'unità dei lavoratori contro la posizione di chiusura e rigidità della direzione». In assemblea i sindacalisti hanno snocciolato tutte le richieste bocciate da Merck: «No a congelare il trasferimento dei volumi sino a quando non ci fossero stati elementi concreti circa la vendita dello stabilimento per una continuità produttiva; no a maggior flessibilità rispetto alla data di chiusura in un'ottica di passaggio diretto da Merck al potenziale compratore; no a posticipare la fuoriuscita dei lavoratori in esubero e di rallentare il processo di trasferimento dei volumi; no a riconoscere ai lavoratori quella dignità e rispetto più volte proclamati insieme all'annuncio della chiusura». E ora a dire no sono loro, i lavoratori. La direzione dello stabilimento di via Emilia ha chiesto ai lavoratori «data la straordinarietà dell'evento» di timbrare il cartellino all'inizio e alla fine dello sciopero: «Abbiamo deciso in assemblea cosa fare, non ce lo facciamo dire dall'azienda», ha replicato un delegato. A scaldare gli animi c'è anche la trattativa sulla cassa integrazione dove, stando alle voci, l'azienda vuole scegliere i 120 dipendenti da lasciare a casa e non accettare criteri di rotazione. «Dobbiamo gestire un accordo di cassa e un anno di produzione in calo senza alcuna prospettiva concreta», sentenziano i delegati. La rsu è scoraggiata anche sull'aiuto che può arrivare dall'esterno: «Le forze politiche ci sono state sempre vicino, ma per dare continuità produttiva allo stabilimento finchè non si esce dal discorso della confidenzialità dell'azienda con i compratori tutto resta bloccato».