Prende la moglie a calci condannato a otto mesi
di Maria Fiore wPAVIA Si era presentata al pronto soccorso del San Matteo con lividi sulla schiena e una vertebra fatturata. Ferite, secondo l'accusa, provocate dal marito, che l'avrebbe presa a calci durante un litigio. Una versione che ha convinto il giudice del tribunale di Pavia Luigi Riganti. Alessandro Di Napoli, 37 anni di Pavia, è stato condannato a otto mesi e al pagamento di 1800 euro di spese legali. La moglie, una donna di 31 anni che si era costituita parte civile nel processo con l'avvocato Fabio Zavatarelli, ha chiesto 50mila euro di danni, ma il giudice ha rinviato alla sede civile la quantificazione precisa del danno. Il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a un anno e due mesi, perché la donna aveva riportato una invalidità permanente, ma il giudice ha deciso di ridimensionare la pena. Di certo, nel referto del pronto soccorso i medici avevano annotato una prognosi di 80 giorni. A preoccupare era stata soprattutto la lesione alla vertebra, ma la donna aveva anche riportato la frattura delle dita di una mano e contusioni varie. Il fatto risale a cinque anni fa. Secondo la ricostruzione dell'accusa, il 16 settembre del 2008 nell'abitazione dei coniugi in Strada Paiola si scatena un litigio. Un diverbio simile a tanti altri, ma stavolta con una dinamica e un esito diversi. In base alla versione dell'accusa, l'uomo avrebbe colpito la moglie con calci e pugni, provocandole le lesioni alla colonna vertebrale. La donna si fa portare in ospedale da un conoscente, che viene anche chiamato a testimoniare durante il processo. E al pronto soccorso le diagnosticano diverse lesioni. Quanto basta per far scattare la denuncia contro l'uomo. Denuncia che nel giro di qualche mese si trasforma in un processo contro il marito (i coniugi oggi sono separati), accusato di lesioni. A pesare, nel corso del dibattimento, sono proprio le dichiarazioni della vittima. Altri testimoni, infatti, hanno dichiarato di ricordare poco. Omissioni, dimenticanze, contraddizioni su cui la difesa ha cercato di puntare per smontare le accuse. «Noi ovviamente abbiamo contestato la versione della persona offesa – spiega l'avvocato dell'imputato, Alessio Corna –. Sulla vicenda, che si riferisce a un unico episodio, non ci sono testimoni ma solo il racconto della presunta vittima». E il referto dell'ospedale con la diagnosi delle lesioni? «Abbiamo provato a dimostrare che queste lesioni non sono state causate dalle botte, ma da un incidente stradale che aveva coinvolto la donna qualche tempo prima dei fatti – precisa l'avvocato –. Il mio assistito, quindi, ha contestato dal principio la versione dell'accusa. Ci sono una serie di documenti sanitari che dimostrano la natura delle lesioni. Comunque, il giudice ha ritenuto diversamente, anche se non ha concesso alcuna provvisionale. Noi faremo di sicuro appello». @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA