La Grande Guerra del pavese Nello
PAVIA Dopo una lunga pausa, lo scrittore e poeta pavese Agostino Faravelli è tornato a scrivere. "Nello. Il ragazzo pavese che vinse la Grande Guerra" è il suo ultimo libro, appena uscito per le edizioni Delta 3. Che racconta la Prima Guerra Mondiale attraverso i ricordi di Nello Faravelli, padre dell'autore, ragazzo del '99 arruolato in quel reggimento, il 225° Fanteria, che il mattino del 29 ottobre 1917 conquistò le prima testa di ponte oltre il Piave. Il libro può essere reperito telefonando al 339-8385356; prezzo a offerta, la somma sarà devoluta in beneficenza. A metà biografia o memoriale, a metà resoconto storico: come classificare il suo libro? «Ho voluto raccontare una storia, quella di Nello, all'interno della Storia, e d'altra parte ricordare la Storia, quella con la s maiuscola, per mezzo della storia, quella minuscola, quella personale». "Nello. Il ragazzo pavese che vinse la Grande Guerra" è anche un omaggio: a chi? «A mio padre Nello, in primis. Che, come scrivo nella dedica, era un "ragazzo del '99". E perciò, insieme a lui, anche agli altri, tanti, ragazzi del '99. E alle loro famiglie, e alla loro memoria: ormai sono i figli, me per primo, a doverne mantenere il ricordo». E la guerra? «Chiariamolo subito. Il mio libro non è un omaggio alla guerra, anzi. Non inganni il titolo: quel che racconto sono i ricordi di guerra di cui Nello, mio padre, mi rese partecipe. Una realtà disumana, carica di sofferenze e morte. Anche se la si vince. Anche se da sempre l'idea della guerra permea l storia». Il libro è ricco di fotografie d'epoca inedite: sono un archivio privato di Nello? «La maggior parte delle immagini sono ricavate dalle fotografie che venivano vendute ai soldati negli spacci dei reggimenti per inviarle come cartoline, come souvenir, insomma, a casa. Si immagini le madri, al ricevere le foto che ritraevano come vivevano – e morivano – i loro figli al fronte. Nello aveva molte di queste foto; altre provengono dal mio archivio». E' già prevista una presentazione? «Sì, una presentazione ci sarà senz'altro. Ci stiamo accordando per data e luogo: sarà sicuramente a breve». Ce ne legge alcune righe? «Volentieri. Dal capitolo "La vittoria": "Dopo la vittoria, a Nello non fu possibile arrivare a Trieste. Il suo reggimento, che aveva sempre operato nella parte sud del fronte italiano sul Piave, era rimasto a presidiare la zona lasciata libera dagli austriaci in rotta. Quando Nello parlava della faccenda di Trieste, con il rammarico di non esserci arrivato, ricordava sistematicamente una battutaccia che girava allora fra i soldati. Un ragazzo che scriveva al padre: Caro papà, finalmente Trieste è nostra! Mandami cento lire. e il padre rispondeva: Caro figlio, bravo! Se Trieste è nostra, vendila, tieniti le cento lire e mandami il resto!"». Manuela Di Paola