Falchi-colombe, è guerra aperta nel Pdl

ROMA Basta attacchi «distruttivi e permanenti» a legge di stabilità e governo. Le colombe del Pdl rialzano la voce. Esce di nuovo alla scoperto il fronte di 24 senatori (due in più di tre settimane fa), pronti a fare da argine per garantire la vita dell'esecutivo Letta-Alfano contro gli "attentati" che possano venire dal loro stesso partito. L'iniziativa («gravissima», l'ha definita Sandro Bondi) arriva nel momento in cui tornavano a farsi forti le critiche all'esecutivo e i dubbi sulla tenuta nella maggioranza, anche in seguito alla spaccatura di Sc. E arriva nel giorno in cui i falchi rilanciano sul tema della decadenza di Silvio Berlusconi, chiedendo a Palazzo Chigi di farsi carico delle modifiche alla legge Severino. Che una nuova "riflessione" sul tema sia necessaria, lo sostiene l'intero Pdl, compatto su questo punto. Ma il Pd oppone un muro: «Niente scappatoie». A rendere bene il clima che si respira nel centrodestra in queste ore è Fabrizio Cicchitto che non senza ironia richiama addirittura fatti del 1969 che hanno segnato la vita del Pci: «Se qualcuno spinge il suo spirito imitativo a voler ripetere nell'anno di grazia 2013 le vicende del "Manifesto", si accomodi pure perché non c'è limite all'umorismo volontario», ha detto l'esponente del Pdl commentando le reazioni alla lettera dei 24 senatori. Quindi, nonostante l'impegno di Silvio Berlusconi per garantire l'unità del partito, non c'è tregua nel confronto tra le due anime del Pdl. Il Cavaliere ha frenato chi gli chiedeva di accelerare le decisioni sull'organigramma interno al partito. Anche l'ufficio di presidenza chiesto dai lealisti (ma considerato un tentativo di forzatura, in questa fase, dai governativi) non risulta convocato. Continua a circolare l'ipotesi che Angelino Alfano lasci le deleghe di ministro dell'Interno per avere più tempo per il partito, mantenendo però la presenza nel governo da vicepremier. Ma allo stato è nulla più di un'ipotesi vista anche la contrarietà di Letta a fare rimpasti. Ma dopo il varo della legge di stabilità i lealisti e l'ala dura dei falchi hanno rialzato la voce, facendo intravedere di nuovo l'ombra di una crisi di governo. Una minaccia spuntata, fa notare Gaetano Quagliariello, visto che il voto di fiducia di 3 settimane fa ha mostrato che «non hanno i numeri». E a dargli ragione, arriva un documento di 24 senatori. Dopo che Quagliariello ha difeso la legge di stabilità e invocato un centrodestra «da Alfano a Casini, con Silvio capo carismatico e Angelino alla guida del partito», la senatrice Pdl Cinzia Bonfrisco lo ha duramente attaccato («il dottor Stranamore del centrismo»). Ed è atteggiamenti del genere che i 24 governativi (da Formigoni a Sacconi, da Augello ad Azzollini) intervengono a stigmatizzare, chiedendo «correttezza nel confronto nel partito» per non far suonare «come moneta falsa» i richiami all'unità. Ma intanto l'uscita dei 24 è un segnale forte soprattutto per il governo. E sembra metterlo in sicurezza anche dai pericoli che dovessero derivare da un voto per la decadenza di Berlusconi. Su questo fronte i falchi rilanciano, chiedendo al governo di intervenire sulla legge Severino, esercitando la delega che quella legge ad esso conferiva. Ma anche i governativi chiedono che il Senato si fermi a riflettere, perché di fronte ai due anni di interdizione stabiliti sabato dalla corte d'Appello i sei anni di ineleggibilità inflitti dalla legge Severino appaiono esorbitanti. Ma il Pd non è disposto ad aprire varchi.