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di Vindice Lecis wROMA Obama si sarà anche complimentato con Letta per la manovra economica, ma Bruxelles non ne ha ancora ricevuto il testo completo. Ieri la Commissione europea ha chiesto all'Italia di fornire informazioni «più complete» rispetto a quelle inviate subito dopo il varo della legge di stabilità, per poter effettuare l'analisi della manovra. La completa documentazione è infatti necessaria per valutare la legge in tempi molto stretti perché la Commissione intende tenerne conto già nell'elaborazione delle prossime previsioni economiche che saranno rese note il 5 novembre. Il governo risponde comunicando che invierà domani il testo completo della legge, contestualmente all'invio del ddl in Parlamento. Nel frattempo, il premier ha provato a disinnescare la vicenda Fassina, il viceministro all'Economia del Pd che si era dimesso per non essere stato coinvolto nella definizione della legge di stabilità. Ieri Letta e Fassina si sono incontrati e le dimissioni sono rientrate. «L'incontro è stato positivo. Ora avanti pancia a terra» avrebbe detto Enrico Letta al termine dell'incontro con il viceministro, durante il quale, spiegano fonti di Palazzo Chigi, «si è ragionato su come superare i problemi di collegialità che Fassina ha posto». E a quest'ultimo il presidente del Consiglio ha affidato il non facile compito di seguire l'iter della legge di stabilità durante il confronto parlamentare. Il governo dovrà anzitutto tener conto della profonda insoddisfazione delle forze sociali. Domani Cgil, Cisl e Uil decideranno quali forme di protesta attuare (non escluso lo sciopero generale anche se la Cisl frena), mentre ieri ha alzato ancora una volta la voce la Confindustria. «Certo, mi rendo conto che c'è un problema di mancanza di risorse - ha affermato il presidente Giorgio Squinzi - ma si possono trovare in tanti modi. Nel decreto non c'è nulla riguardo al contenimento dei costi della Pa che spende 800 miliardi l'anno». Squinzi ha detto che «spiegherà a Letta» le ragioni delle imprese. Ma il ministro Zanonato reagisce: sulla legge di stabilità «sento critiche da tutte le parti, industriali e sindacati, ma nessuna proposta. Nessuno si cimenta sul merito delle cose, basta affermazioni generiche come ci vuole più coraggio. Che cosa vuol dire? Traduciamolo in atti operativi». Anche il leader di Sel, Nichi Vendola, bolla la legge di stabilità come «una gigantesca operazione propagandistica» che nasconde «la continuità di politiche che sono socialmente inique». I pensionati Cgil hanno calcolato che nel biennio 2012-2013, 118,21 miliardi «sono finiti dalle tasche dei pensionati direttamente nelle casse dello Stato tra tasse nazionali e locali, drenaggio fiscale e blocco della rivalutazione annuale delle pensioni» e chiedono un'inversione di rotta. ©RIPRODUZIONE RISERVATA