Gropello, il giorno della protesta

La protesta dall'istituto Sassi si è poi spostata in Comune, dove una delegazione di sindacalisti e dipendenti ha incontrato il sindaco Giuseppe Chiari in una riunione durata poco più di un'ora. «Ho promesso di interessarmi alla vicenda per cercare, con dialogo e confronto, di trovare una soluzione – spiega al termine il primo cittadino -. La fondazione Sassi è privata ed il Comune esprime solo tre dei sette componenti del consiglio di amministrazione. Personalmente sono molto rispettoso della loro autonomia decisionale che non può essere intaccata da interventi esterni. Io ho molta stima di chi quotidianamente amministra la casa di riposo, come anche del personale che svolge un lavoro molto delicato ed importante per i nostri anziani». I sindacati e i dipendenti chiedono comunque al sindaco di provare una mediazione. In mancanza di risultati. i lavoratori si riservano altre iniziative contro il nuovo sistema dei turni. GROPELLO «Non vogliamo più soldi, ma solo poter lavorare bene e in condizioni diverse per rendere un servizio migliore». Presidio di sindacati e lavoratori, ieri mattina, davanti alla casa di riposo Sassi. In strada, di fronte all'ingresso della struttura di via Libertà, erano presenti sindacati e dipendenti. I lavoratori di turno, invece, sono rimasti all'interno per garantire il servizio agli ospiti. Sotto accusa i nuovi turni, in vigore da inizio ottobre: sei ore di lavoro ed un giorno di riposo ogni sette lavorativi. «In pratica – spiega Pier Luisa Poltroneri, dipendente dell'istituto – svolgiamo in sei ore il lavoro che prima facevamo in sette, con ben sette giorni di lavoro prima di quello di riposo. Ne stiamo risentendo fisicamente e nel tempo da dedicare alle nostre famiglie, senza contare che, ad essere penalizzata, è la stessa continuità del servizio». Un'altra dipendente, Paola Montanari, aggiunge: «Alla direzione chiediamo semplicemente una trattativa, vorremmo che capissero che questa turnazione è inadatta, soprattutto per il lavoro usurante che svolgiamo». La direzione ha più volte sottolineato come si tratti di una decisione dalla quale non tornerà indietro. Sul posto anche i sindacalisti . «La direzione – evidenziano Antonio Cassinari (Cisl) e Maurizio Poggi (Uil) – è riuscita nell'impresa di scontentare tutti, peggiorando in questo modo anche il servizio offerto agli ospiti. Da parte loro c'è stata una chiusura totale e siamo arrivati a questo sciopero per l'impossibilità di avere un confronto costruttivo». «Presidente e Cda – gli fa eco Gilberto Creston (Cgil) – sono sordi a qualsiasi proposta che possa limitare le conseguenze portate da queste decisioni negative». C'è poi chi rischia di perdere il posto di lavoro. «Ho sempre lavorato come ausiliario socio assistenziale – racconta Maria Rosa Pignataro, dipendente della cooperativa Silvabella -, ma non avendo la qualifica di operatore socio sanitario non sono stata assorbita dalla nuova cooperativa. Mi mancano ancora diversi mesi alla pensione e il futuro è nero. Chiedo solo di poter lavorare, magari facendo il corso di riqualificazione da Asa in Oss». Nei pressi dell'istituto Sassi anche molti parenti di ospiti della casa di riposo, dai quali è arrivata la solidarietà nei confronti dei dipendenti. «I nostri anziani – racconta una donna – hanno bisogno di loro e, in molti casi, sentono la differenza e la mancanza di persone che li assistevano da tempo, ai quali ormai erano affezionati». Ma cosa accadrà ora? «Se la situazione non si sbloccherà – conclude Creston – procederemo con ulteriori iniziative e verificheremo se questa turnazione sia regolare, dal momento che sta creando grossi problemi anche solo per la sostituzione di chi si assenta per malattia». Alberto Colli Franzone