Carni, esami soft «Import insicuro»

PAVIA La riforma dei controlli sanitari sulla carne suina approvata a Bruxelles condurrà a «minori certezze per i consumatori e, in caso di scandali, la colpa addossata ai suinicoltori». L'assessore regionale all'Agricoltura Giovanni Fava, ha lanciato l'allarme a Torrazza Coste, al centro Ersaf di Riccagioia, e ora il settore suinicolo pavese è in fibrillazione. La linea adottata permetterà di dichiarare idonea al consumo umano la carne suina dopo un controllo visivo da parte del veterinario ufficiale, «senza necessità sistematica di palpazione o incisione». I veterinari ufficiali, responsabili per la certificazione della carne con il bollo sanitario, saranno «autorizzati a ricorrere alle procedure di incisione e palpazione solo se i dati di provenienza dell'animale, delle ispezioni precedenti o dei controlli visivi, hanno indicato possibili rischi per la salute pubblica o per il benessere degli animali». Ora il mondo suinicolo pavese, oltre al calo di capi e di scrofe, deve affrontare anche questa novità normativa. Il patrimonio suinicolo provinciale registra una costante flessione passando dai 278mila capi del 2011 ai 262mila del 2012: oggi si è arrivati a 253mila. Quadro identico per le scrofe: da 21mila calano a 20mila e a 16.600. «I nostri accertamenti sono sempre molto attenti – dice Luigi Cotta Ramusino, presidente dell'Associazione provinciale degli allevatori di suini e titolare di un allevamento di suini a Vidigulfo e socio Coldiretti – I nostri maiali sono sottoposti ai necessari controlli: per mantenerne alte la qualità e le condizioni di vita, affrontiamo spese ingenti che non ci consentono di essere competitivi con produzioni di qualità inferiore. Non possiamo accettare che questa riforma metta sullo stesso piano i nostri suini con altri provenienti da Paesi che non seguono norme sanitarie simili alle nostre». La Lombardia è la prima regione italiana nell'allevamento dei suini con oltre 4 milioni di capi. «L'alto livello qualitativo delle nostre produzioni rappresenta un fattore di competitività in rapporto alle produzioni straniere – commenta Stefano Lamberti, presidente regionale e provinciale di Anga, i giovani di Confagricoltura, e allevatore a Sant'Alessio – Da produttore ritengo che lungo l'intera catena alimentare sia doveroso eseguire i controlli necessari a garantire il consumatore finale in rapporto ai cibi che acquista e consuma. Inoltre, questi controlli devono essere utilizzati come elemento di verifica degli standard minimi d'ingresso da applicare al prodotto di importazione al fine di eliminare effetti distorsivi della concorrenza». Anche per Giovanni Arioli, allevatore di Genzone aderente alla Cia, il sistema dei controlli sanitari in Italia è garanzia di tutela dei consumatori. «Certo, per gli allevatori è un onere pesante se aggiungiamo prescrizioni come il benessere animale o i registri di stalla che rendono estenuanti i controlli e le visite aziendali – aggiunge – Ma deve essere garantito uguale rigore di controlli sul sistema della macellazione e della commercializzazione delle carni suine, e soprattutto sulle importazioni per i Paesi di nuova adesione. Diversamente per le nostre produzioni di qualità la concorrenza sarà sleale a scapito del consumatore». Umberto De Agostino