Il rapinatore ha sparato per uccidere

di Adriano Agatti wPAVIA La pistola del bandito si è inceppata un istante prima di esplodere il terzo colpo che sarebbe stato fatale per Roberto Prina, il gioielliere ferito nel corso di una rapina nel suo negozio. E' un drammatico particolare emerso dalle indagini (in particolare dalla visione del filmato girato dalle telecamere interne) per identificare i due banditi che hanno sparato al gioielliere pavese. Roberto Prima era steso sul pavimento a pochi metri dal bancone e stava lottando con il primo rapinatore. Il complice è uscito dalla stanzetta del retro dove aveva portato Anna Cuzzoni, la moglie del gioielliere, e con una grande dose di freddezza, ha puntato la pistola contro Roberto Prina che aveva già sparato da terra. Due colpi esplosi a meno di due metri di distanza. Ed il terzo, sempre con il braccio teso, sicuramente con la determinazione di uccidere. Ma il destino è stato amico del gioielliere. L'arma si è infatti inceppata. Il bandito ha anche cercato di ricaricarla ma non ci è riuscito. Poi la fuga a piedi. Si è inceppata anche la pistola del commerciante ma nessuno dei cinque colpi esplosi prima del problema tecnico ha centrato i banditi. Un particolare drammatico che dimostra, ancora una volta, come la rapina poteva finire in tragedia. Il bandito ha quindi esploso due colpi calibro 7.65, i bossoli sono stati recuperati sul pavimento, mentre l'orefice ha sparato con una Ruger, un'arma di fabbricazione americana. La pistola è stata trovata a un metro di distanza dal corpo del ferito. Gli abiti dei banditi sono stati trovati abbandonati vicino a un albero di via Sauro, a poche decine di metri dalla gioielleria di viale XI febbraio. Probabilmente i banditi se ne sono sbarazzati per evitare di essere riconosciuti dalle pattuglie di polizia e carabinieri che avevano iniziato la caccia all'uomo nelle strade della città. Sembra esclusa la presenza di una seconda automobile «pulita» che doveva servire per la fuga. Dai primi accertamenti sembra che i rapinatori volessero allontanarsi con la Punto parcheggiata in viale XI febbraio con le quattro frecce accese. Gli umini della squadra mobile, coordinati dal commissario Francesco Garcea, hanno proseguito le indagini anche ieri. Le immagini dei volti dei banditi sono state trasmesse a tutte le questure del nord Italia nella speranza che qualche collega degli investigatori pavesi riesca a riconoscerli. Immagini che sembrano piuttosto nitide. Si tratta di italiani sicuramente non pavesi. Gente arrivata da qualche provincia vicina che potrebbe aver avuto l'aiuto di un basista. Intanto le condizioni di Roberto Prima stanno migliorando. Il gioielliere ha reagito piuttosto bene alle cure dei medici del San Matteo ed è stato dimesso dal reparto di rianimazione tre. E' stato trasferito in chirurgia pediatrica. Per lui si annuncia un lungo periodo di convalescenza. La prognosi viene tenuta ancora riservata a scopo precauzionale.