Chiede soldi per i poveri Onlus accusata di truffa
di Maria Grazia Piccaluga wPAVIA Prima di Natale la scatola di cartone con il Fiocco Rosso è comparsa sul bancone dei negozi del centro. I muri della città tappezzati di manifesti. Nel 2012 è partita una campagna a tappeto del "Fiocco Rosso della solidarietà" per raccogliere fondi a sostegno della mensa del Fratello, allestita dalla parrocchia di San Salvatore, che ogni sera serve un pasto caldo a un centinaio di poveri. Quei fondi, che da una prima stima ammonterebbero a circa 30mila euro, non sono però mai stati consegnati al parroco, don Franco Tassone. Nè ai volontari della mensa. Roberto Merli, , 49 anni, il presidente dell'associazione benefica – «una mano tesa a persone e famiglie in difficoltà» come recita lo slogan – ha più volte promesso, anche pubblicamente, che li avrebbe devoluti alla causa, accampando ogni volte scuse diverse. Ma il versamento promesso non è mai avvenuto. Della vicenda - che nel frattempo aveva sollevato molto rumore tra i parrocchiani, tanto che il Consiglio Affari Economici ha diffidato l'associazione dall'usare «il nome di San Salvatore per qualsivoglia attività» - si sono occupati i carabinieri. Un'indagine complessa. Che ha portato alla denuncia di Merli per tre ipotesi di reato: truffa, falso e appropriazione indebita. I carabinieri della Compagnia di Pavia, comandati dal capitano Gennaro Cassese, hanno rintracciato decine di persone che in buona fede avevano dato offerte nel corso dell'ultimo anno al Fiocco della Solidarietà, i volontari che hanno presidiato i banchetti di raccolta in piazza e quelli che, elenco alla mano, hanno chiesto contributi. I carabinieri hanno raccolto anche le testimonianze dei creditori che, a loro volta, vantavano il pagamento di fatture da Merli. Al presidente dell'associazione gli investigatori hanno contestato la mancata corrispondenza tra le fatture recuperate in una perquisizione nella sua abitazione e quelle emesse dai fornitori (servizi e materiale serviti alla campagna di promozione, tra cui una tipografia). Una fattura in particolare è risultata palesemente falsa. Le altre sono ancora al vaglio degli inquirenti. A sua difesa il presidente avrebbe spiegato che le offerte raccolte, per un valore che si presume sia di circa 30mila euro, sarebbero state spese per coprire i costi dell'organizzazione. Ma le carte racconterebbero una storia diversa. I carabinieri hanno così formulato tre contestazioni: truffa, falso e appropriazione indebita per aver sfruttato la popolarità e il consenso sociale della mensa del Fratello per un proprio tornaconto personale.