Emodinamica a rischio «Serve più personale»
di Claudio Malvicini wVIGEVANO L'Emodinamica dell'ospedale di Vigevano potrebbe chiudere. Per ora è solo un rischio, ma diventerà una certezza se l'Azienda ospedaliera non potenzierà il servizio assumendo nuovo personale o dedicandogli dipendenti che ora lavorano in altri reparti. Il rischio è legato al piano di riorganizzazione della sanità lombarda voluto dall'assessore Mantovani. Sul territorio lombardo operano molti centri di Emodinamica e i tecnici del Pirellone vogliono razionalizzare l'offerta mantenendo in funzione solo le strutture in grado di rispettare parametri ferrei in termini di quantità dei pazienti trattati e qualità del servizio. Perdere l'Emodinamica significherebbe costringere i vigevanesi ad andare a Pavia o Milano anche solo per la coronarografia o per l'applicazione di uno stent, servizi specialistici che ormai sono considerati un patrimonio acquisito della sanità cittadina. «La struttura di Vigevano ha raggiunto nel 2012 un numero di prestazioni sufficienti per continuare a restare aperta, ma non basta avere pazienti o applicare un certo numero di stent per evitare la chiusura – spiega Bruno Carugno, direttore del dipartimento di Programmazione acquisto e controllo dell'Asl di Pavia –. Il servizio deve poter funzionare 24 ore al giorno, sette giorni a settimana, altrimenti la Regione deciderà di chiuderlo». Il rischio è chiaro anche al sindaco Andrea Sala, che per scongiurarlo ha già incontrato sia i vertici dell'Asl sia il direttore generale dell'Azienda ospedaliera, Daniela Troiano. «Perdere l'Emodinamica significherebbe condannare tanti vigevanesi a imbarcarsi in viaggi disagevoli per ricevere quelle cure che ora trovano in ospedale – dice il sindaco –. Un disagio ancora più grave se consideriamo che i pazienti dell'Emodinamica sono per la maggior parte pensionati e che i collegamenti con gli ospedali milanesi o con Pavia non sono efficienti. Non si capisce perché la riorganizzazione della sanità debba penalizzare proprio Vigevano. L'Azienda ospedaliera ha investito tanto finora nelle strutture oltrepadane, è arrivato il momento di farlo anche qui, perché una città di 64mila abitanti non può perdere un servizio così importante».