Odero e Schwartz, scatta il toto nomine

PAVIA Da ieri Antonio Dal Canton, primario di Nefrologia, è ufficialmente il preside uscente della facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università. A fine mese, probabilmente il 25 ma la data dovrà essere fissata dal decano Orsetta Zuffardi, si terranno le elezioni. Dal Canton si ricandida, ma circolano anche i nomi di Antonio Brachi (Rianimazione I) e di Carlo Maurizio Montecucco (Reumatologia). Si va alle urne in un momento strategico per la sanità pavese: tagli di risorse ma anche apertura del nuovo Dea al San Matteo e la prospettiva di mettere la prima pietra del nuovo Campus che sorgerà nei padiglioni di Medicina e di Chirurgia dismessi dal policlinico. Università e San Matteo però in queste ore si stanno confrontando anche sul terreno delicato dei pensionamenti e delle successioni. Ben due i direttori che con il 31 ottobre lasceranno il loro incarico per sopraggiunti limiti di età: Peter J. Schwartz, direttore dell'Unità Coronarica, e Attilio Odero, primario di Chirurgia Vascolare. Entrambi universitari di prima fascia. E universitaria potrebbe rimanere la guida delle due cliniche, all'interno di una fondazione che è anche Irccs, istituto di ricerca scientifica. Schwartz, 70 anni compiuti a gennaio, non ha chiesto la prorogatio per rimanere altri due anni in ateneo. Ma non lascerà l'attività di ricerca a cui ha dedicato tutta la vita accademica, in particolare occupandosi allo studio della sindrome del QT lungo, di cui oggi è considerato il maggiore esperto mondiale. Sua è stata l'intuizione, poi confermata da uno studio di genetica molecolare, che alla base di alcune di quelle che comunemente vengono definite "morti in culla" ci potesse essere proprio la sindrome del QT lungo. Schwartz, che vanta uno dei più alti impact factor per la ricerca al San Matteo, passerà temporaneamente il testimone a Gaetano De Ferrari, facente funzione in attesa del successore. La ricerca poi è indirizzata verso professori di prima fascia (in cardiologia), di cui però attualmente l'ateneo pavese non dispone. Diversa è la storia di Attilio Odero, 72 anni da compiere a dicembre. Anche Odero ha scritto un pezzo di storia del San Matteo e della Chirurgia Vascolare, creando una scuola pavese la cui fama ha superato i confini della regione. Odero aveva presentato ricorso per opporsi al decreto del rettore dell'ateneo pavese, Angiolino Stella, che rigettava la sua richiesta di restare in università fino al 2014, perché così previsto dalla riforma Gelmini (in pensione a 70 anni). Un'opportunità che il ricorso ha accolto, per quanto l'ateneo avesse fissato paletti molto restrittivi. Tuttavia lo stesso chirurgo vascolare, che ora è in ferie, a fine settembre di quest'anno ha preferito rinunciare spontaneamente all'incarico scegliendo di andare in pensione. Pare non senza una punta di amarezza. La sua successione sembra un po' più complessa per il clima di tensione che si è creato all'interno della clinica. Ma il nome che si fa con insistenza, come possibile successore, è quello di Angelo Argenteri, professore ordinario, ora all'ospedale di Lodi. I giochi sono ancora aperti. (m.g.p.)