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ROMA Ci auguriamo «che gli Stati membri siano coerenti con le dichiarazioni di solidarietà» espresse al consiglio Affari interni dopo la tragedia di Lampedusa e ne diano dimostrazione al vertice. È il "mantra" che si recita in questi giorni dentro e fuori dalla sala stampa della Commissione Ue, in vista del summit del 24 e 25 ottobre. È infatti nella sede del vertice, che si auspica trovi impulso una politica dell'immigrazione finalmente targata Europa, al di là di «polemiche», egoismi, e «frammentazioni». Una strategia comune per affrontare la sfida in tre fasi, come il commissario Cecilia Malmstrom non si stanca di ripetere, con obiettivi a «breve, medio e lungo termine». Nel breve periodo l'indicazione resta quella di un «Frontex irrobustito», impegnato in una grande operazione a copertura del Mediterraneo, verso il quale i 28 si impegnino attribuendo mezzi e risorse. Ma l'Agenzia di presidio dei confini, che da dicembre coordinerà anche la piattaforma per lo scambio di informazioni Eurosur, ha già esaurito il budget 2013. E per ora l'Italia si trova di nuovo sola a dare un segnale all'Unione con la missione «Mare sicuro». Nel medio e lungo termine la Commissione punta invece a chiudere accordi con i Paesi di origine e transito dei profughi, come già avvenuto col Marocco a giugno, nel quadro delle cosiddette «partnership di mobilità». L'idea è quella di aprire nuovi canali di immigrazione legale, e al contempo siglare intese per la lotta ai network criminali, stabilendo regole chiare anche sui rimpatri. Un progetto che funziona sulla carta, ma che all'atto pratico in Paesi come Libia e Egitto, principali porti di partenza dei "boat people", si scontra con situazioni di forte instabilità politica. E lo stesso accordo con la Tunisia, che solo qualche mese fa sembrava a portata, ora appare più lontano. Ma si insiste anche sulla necessità di una distribuzione, in modo solidale, dei profughi, che devono poter arrivare in Europa in modo legale. E proprio per questo si riflette su come «provare a sviluppare» i principi della protezione internazionale, con richieste di asilo nei consolati e visti umanitari.