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di Gabriele Rizzardi wROMA A muso duro contro il Quirinale, in guerra con mezzo governo. Il primo giorno da candidato alla segreteria del Pd, Matteo Renzi lo trascorre a parare i colpi dei notabili del Pdl e dei ministri (anche Pd) che non hanno digerito il suo no ad amnistia e indulto. Flavio Zanonato ed Emma Bonino lo accusano di essere attento solo a quel che suggeriscono i sondaggi. Ma il sindaco non si scompone e davanti alle telecamere di "In Mezz'ora", su Rai3, rivendica il «diritto» ad accogliere o respingere gli inviti del presidente della Repubblica. E pazienza se la richiesta del Quirinale trova il pieno consenso di Enrico Letta. Incalzato dalle domande di Lucia Annunziata, Renzi risponde di non credere ad un eccesso di interventismo da parte di Napolitano ma poi spiega che le leggi si fanno in Parlamento e prova ad ammorbidire il suo altolà al Quirinale. «Non ho parlato contro il presidente della Repubblica. Ho detto che non sarebbe serio, educativo, responsabile sette anni dopo un indulto come quello del 2006 farne un altro. Innanzi tutto perché non è il sistema per svuotare le carceri, poi perché non è serio. La legalità è un valore di sinistra, non sia solo contro Berlusconi». E ancora: «Non possiamo dire che siccome il Parlamento non riesce a cambiare le leggi ogni tanto si aprono le porte del carcere». E se alcuni ministri e tutto il Pdl lo invitano a non fare propaganda e a non pensare solo alla campagna elettorale per le primarie, Renzi risponde che il governo delle larghe intese «non va avanti perché lo vuole il Colle» ma perché «ha il voto dei partiti», che hanno il «diritto di discutere». Poi, parte l'affondo: «Napolitano è stato ineccepibile sia con il governo Monti che con la nascita del governo Letta. Ma bisogna anche avere il coraggio di dire che su alcune cose si può essere in disaccordo. I partiti se hanno la spina dorsale possono dire dei "sì" e dei "no". Non c'è lesa maestà. E questo vale anche per l'amnistia» mette in chiaro il sindaco di Firenze, che a una domanda di Lucia Annunziata su quanto "ami" il Pd, risponde con un lungo giro di parole: «Io sono un appassionato convinto del Pd. Amo l'Italia, amo la mia città, amo i territori. E credo che il Pd sia l'unico strumento per cambiare l'Italia...». Contro Renzi, che può contare sull'appoggio di un gruppo di senatori Pd per i quali l'amnistia ci può essere solo dopo una riforma strutturale della giustizia, si schierano i ministri Flavio Zanonato ed Emma Bonino. «Renzi dice le stesse cose di Grillo. Il suo ragionamento è: mi conviene o no essere a favore dell'indulto? Dell'oggetto in sé non gliene frega niente, penso che ragioni solo sulla pura convenienza progandistica . Criticare Renzi è come parlare male di Garibaldi...» affonda il ministro. Ma il sindaco liquida l'accusa con un'alzata di spalle: «Se ci sono ministri che anziché preoccuparsi di governare passano il tempo a commentare le mie dichiarazioni mi dispiace per loro...». Deve però fare i conti anche con Emma Bonino, da sempre sostenitrice di indulto e amnistia e quindi furiosa: «Se Renzi è il nuovo che avanza, fatemi il favore di ridarmi l'antico. Legga bene il messaggio di Napolitano prima di rottamarlo...». Sul fronte Pdl è Maurizio Lupi a leggere nelle parole del rottamatore una strategia tutta «elettorale». Uno stop arriva anche dal candidato alla segreteria Pd, Gianni Cuperlo: «L'amnistia è un tema che riguarda la dignità di migliaia di detenuti. La politica e la sinistra si devono assumere le proprie responsabilità senza affidarsi ai sondaggi di opinione». ©RIPRODUZIONE RISERVATA