Lampedusa, stragi e sbarchi senza fine In mare 200 dispersi

LAMPEDUSA Non sono stati ancora celebrati i funerali di Stato per i 359 eritrei annegati nel naufragio del 3 ottobre scorso, davanti alle coste di Lampedusa, che altri morti vengono portati sull'isola. Sono i 21 cadaveri arrivati a bordo delle motovedette della Guardia costiera e della Finanza (11 donne, 3 uomini e 7 bambini), ma il bilancio dell'ennesima tragedia dell'immigrazione, che si è consumata a 60 miglia dalla maggiore delle Pelagie, potrebbe essere di gran lunga maggiore secondo quanto i superstiti hanno riferito all'Unhcr. Sono 206 i migranti tratti in salvo, l'altro ieri, dalle navi italiane e maltesi, ma i sopravvissuti parlano di 400 persone in viaggio sulla carretta del mare. E intanto i profughi portati a Malta denunciano: «Una motovedetta libica ci ha sparato addosso, uccidendo due di noi, quando ci ha avvistati poco dopo avere lasciato la costa. Un viaggio pagato tremila dollari a testa nel porto di Zuwahra», hanno raccontato alla polizia che ha aperto un' inchiesta. La mattanza di questi giorni non ferma, però, i viaggi verso l'Italia: solo ieri sono stati quattro i barconi soccorsi al largo di Lampedusa. Centottanta persone sono state salavate dalla Marina, 255 dalla Capitaneria. E il centro di accoglienza, che ospita 784 extracomunitari in 300 posti letto, è al collasso. Il presidente della Repubblica Napolitano ha telefonato al sindaco dell'isola Giusi Nicolini: «Non c'è dubbio che» a Lampedusa «occorra anche una presenza di coordinamento e di gestione dell'emergenza da parte di un nucleo di inviati del governo che fiancheggi le autorità locali». Dunque, «ora intervenga il governo», dice il capo dello Stato sottolineando che il problema urgente è ora quello delle bare e dell'assistenza ai sopravvissuti. Non è stato possibile neanche sistemare gli ultimi corpi giunti a Lampedusa, perché l'hangar dell'aeroporto trasformato in una mega camera ardente è stracolmo e lo è rimasto fino a sera, quando ha lasciato l'isola il primo centinaio di bare del naufragio di una settimana fa diretto a Porto Empedocle. Nell'attesa, le nuove vittime sono state sistemate in un camion frigorifero. Il bilancio di questa nuova tragedia avrebbe potuto essere più pesante se non fossero intervenute le unità italiane ben fuori dalle acque territoriali in aiuto delle navi maltesi nelle operazioni di soccorso. Le autorità di Malta, tuttavia, starebbero trattenendo un cittadino tunisino sospettato di essere lo "scafista" del barcone naufragato venerdì. Secondo indiscrezioni raccolte a La Valletta, l'uomo sarebbe stato identificato da molti dei 146 sopravvissuti trasferiti a Malta e che stanno testimoniando alle autorità. Intanto per tutta la giornata di ieri ben quattro camion hanno fatto la spola tra l'hangar e il porto dove era attraccata la nave della Marina militare Cassiopea che farà rotta con i feretri su Porto Empedocle. Con una gru sono state issate a bordo le bare, due, tre alla volta. L'odore di morte è forte, accentuato da un caldo soffocante. La scena delle prime bare issate a bordo della nave viene trasmessa dai tg. In un bar sulla strada principale del paese la vede un gruppetto di eritrei arrivati a Lampedusa da ogni parte d'Europa per cercare tra le vittime fratelli, fidanzate se non i figli. In un mare di lacrime.