«Mai venduto droga in edicola»
di Anna Mangiarotti wMORTARA «Non ho mai spacciato droga agli studenti, né tenevo stupefacenti nella mia edicola». Tramite il suo legale Mario Pecora, parla Alessandro Zone, 35 anni, l'edicolante di piazza Silvabella arrestato dai carabinieri. E' accusato di aver venduto hashish e marijuana agli adolescenti che prima di andare a scuola, secondo quanto gli viene contestato, si fermavano alla rivendita in pieno centro di Mortara a prendere, nascoste nei giornali, dosi di stupefacente. «Sono venuti a prendermi la mattina presto, hanno perquisito l'edicola ma droga non ne hanno trovata - sostiene Zone – ne avevo a casa mia, per uso personale». L'arresto «è stato per me uno choc. Sono sulla bocca di tutti senza aver fatto nulla di male, mi sento messo alla gogna. Non posso più gestire l'edicola che già non navigava in buone acque. Mi sostituisce temporaneamente mio padre». Portato in cella martedì scorso, Zone attualmente è agli arresti domiciliari a casa dei genitori a Robbio. L'udienza del processo per direttissima è aggiornata al 19 dicembre perché il difensore ha chiesto i termini a difesa, cioé il tempo per studiare gli atti processuali. «Sono accusato anche di aver allestito una serra per coltivare cannabis in casa. In realtà, la lampada alogena che mi hanno trovato serviva per riscaldare i bonsai di cui sono appassionato». Oltre che di coltivazione e spaccio di stupefacenti, Zone è accusato anche di ricettazione: nella sua abitazione secondo le accuse è stato trovato un deposito clandestino, con centinaia di reperti tra anfore, monete antiche, monili e affreschi, tutti secondo le indagini riconducibili a scavi archeologici abusivi fatti in Lomellina, non segnalati alla Sovrintendenza competente. «Sono frammenti di reperti forse di epoca romana che ho trovato scavando nelle campagne - spiega l'edicolante – una passione che mi è nata da ragazzo seguendo mio nonno che faceva l'agricoltore, e poi ho portato avanti». A suo dire, «si tratta di pezzi di nessun valore, non ho mai pensato di doverli segnalare». Altra accusa, il possesso di armi non denunciate e non regolarmente custodite: una pistola calibro 22, un fucile da guerra modello 91 e centinaia di munizioni di vario calibro. «La pistola è un vecchio modello risalente all'epoca della seconda guerra mondiale, un ricordo di mio nonno – ribatte l'edicolante – credo non abbia neppure mai sparato. E il fucile l'ho trovato usando il metal detector sempre in campagna. E' un vecchia arma anche quella, non è nemmeno completa di tutte le sue parti». L'edicolante respinge insomma tutte le accuse: «Non so perché gli studenti sentiti dai carabinieri abbiano indicato me come spacciatore – commenta – forse per proteggere lo spacciatore vero, o perché ho sgridato qualcuno che in piazza faceva troppo chiasso e tirava pallonate contro l'edicola». E poi, «sarei stato davvero un ingenuo a pensare che non venisse scoperto uno spaccio di droga in un'edicola in pieno centro, sotto gli occhi di tutti, anche delle telecamere anticrimine».