San Genesio, patteggia 4 mesi per le tasse non versate al fisco
di Maria Fiore wSAN GENESIO Si era vista recapitare una comunicazione dell'Agenzia delle entrate, che le contestava di non avere versato al fisco 241mila euro di tasse. L'imprenditrice aveva ammesso le difficoltà economiche dell'azienda, costretta a fare i conti con i debiti, mai sanati, degli enti pubblici nei propri confronti. Ma questo non è bastato a evitare il processo. Che si è chiuso l'altro ieri con un patteggiamento. Il giudice ha accolto la richiesta di una pena di 4 mesi per Anita Bonora, 74 anni, amministratrice della ditta Edilcile di San Genesio. La società, oltre a essere attiva nel campo dell'edilizia, con la progettazione e costruzione di edifici civili e industriali, si occupa anche di impianti di illuminazione e videosorveglianza e di reti idriche di gas. Tra i clienti della ditta, che lavora attraverso appalti, quindi, ci sono molti enti pubblici, Comuni e non solo. «Enti che pagano sempre meno – spiega il legale difensore dell'imprenditrice, l'avvocato Orietta Stella –, perché non ci sono le risorse o perché i soldi non si possono spendere. Fatto sta che le imprese, con questo meccanismo, sono quelle che ci rimettono di più, perché nonostante i crediti che vantano nei confronti degli enti pubblici fanno fatica a prendere i soldi. Di conseguenza si fa fatica anche a versare le imposte. Il debito con l'Agenzia delle entrate, comunque, nel caso specifico è stato sanato». L'agenzia ha accolto un piano di rateizzazione e i 241mila euro finiranno quindi nelle casse dello Stato. Questo però non è bastato a estinguere il reato: la procedura nei confronti di chi non paga le tasse va avanti lo stesso in tribunale. Gli accertamenti nei confronti della Edilcile erano stati avviati nel 2010 e conclusi nel 2012. Le verifiche dell'Agenzia delle entrate avevano messo in luce alcune irregolarità riferite all'anno 2009. In particolare risultava non pagata regolarmente Iva, l'imposta sul valore aggiunto, per una cifra di 241mila euro. L'ente aveva fato recapitare all'amministratrice della società una lettera di accertamento, in cui faceva presente la necessità di regolarizzare la posizione. Era stato predisposto un piano di rientro, affinché la ditta potesse versare il dovuto al fisco. Ma la denuncia penale era scattata lo stesso. E l'imputata ha preferito chiudere la vicenda con un patteggiamento. Altri tribunali (qualche mese fa quello di Vigevano, ma anche Milano si è allineato a questa tendenza) si sono pronunciati con sentenze di assoluzione nei confronti degli imprenditori che hanno evaso le imposte a causa dei crediti maturati proprio nei confronti delle amministrazioni pubbliche. @mariafiore3 ©RIPRODUZIONE RISERVATA