Rinviate le udienze di sfratto «Il tribunale è alla paralisi»
VIGEVANO Molti dipendenti sono già a Pavia e per quelli rimasti a Vigevano è ormai difficile lavorare. Per il tribunale ducale, soppresso ma in proroga per i processi già avviati, ieri è arrivato il primo intoppo. «Le udienze di sfratto e di esecuzione mobiliare nonché eventuali cause di contenzioso ordinario fissate nel mese di ottobre – si leggeva su un avviso - sono rinviate a date che verranno successivamente comunicate». Nella sostanza significa che padroni di casa e affittuari non sanno quando potranno avere giustizia. I disagi ad un mese dall'accorpamento pesano anche sulle spalle dei dipendenti. «Le condizioni lavorative imposte nel nostro tribunale – spiega Silvana Giannelli, cancelliera e sindacalista della Cgil – sono, ad essere generosi, pessime. Oltre al completo abbandono da parte dei dirigenti pavesi, ci sono state azzerate senza preavviso tutte le ore di lavoro straordinario autorizzato e già non retribuito, ma concesso con la formula del riposo compensativo. Anche solo per 5 minuti di straordinario, perché magari dobbiamo fare da sole il lavoro che prima facevamo in quattro, dobbiamo chiedere il permesso al dirigente. Già, a causa della mancanza di fondi, non percepiamo nessun compenso incentivante dal 2011, per non parlare dei contratti nazionali fermi dal 2009 e bloccati fino al 2017. All'ex tribunale di Vigevano non esistono più mansioni. Il rispetto per chi lavora non dovrebbe mancare, invece ogni giorno vediamo calpestata la nostra dignità di lavoratori. Finché tutto non era pronto a Pavia avrebbero dovuto lasciarci lavorare a Vigevano. Ora è tutto si è fatto più complicato perché non sappiamo dove sono i fascicoli né chi farà da cancelliere di volta in volta. Improvvisiamo ogni giorno». Non è solo una carenza, in alcuni casi gli spazi mancano del tutto. «Gli ufficiali giudiziari del tribunale di Vigevano – conclude Oreste Bottazzo, dirigente dell'Ufficio notifiche esecuzioni protesti – si devono appoggiare ancora ai vecchi uffici ducali, perché nella nuova sede pavese di via Carlo Porta non ci sono stanze, sedie e scrivanie per tutti». (s.bo.)