STUDIARE PER SALVARE IL PAESE

di LUIGI VICINANZA Non sappiamo leggere. Non sappiamo far di conto. E mo' scopriamo pure che siamo "poco occupabili". Definizione in burocratese del più esplicito sfigati. Categoria che – si badi bene – non comprende solo i nostri poveri figlioli di cui uno su due è senza lavoro e chissà se mai lo troverà. No, poco occupabili – il copyright spetta al ministro del Lavoro che non c'è Enrico Giovannini – sono tutti gli italiani in età compresa tra i 16 e i 65 anni. Impreparati. Inadeguati. Insomma inoccupabili in un mondo del lavoro che si fa sempre più sofisticato e globale. Con un'unica eccezione: Berlusconi per cui si è aperta la gara per averlo in affido e fargli fare un lavoro utile ora che ha chiesto di non finire agli arresti domiciliari. La patente di ufficialmente asini ci è stata conferita da una ricerca realizzata dall'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, in 24 paesi avanzati. Non sappiamo parlare la nostra lingua, l'italiano: ultimi in classifica. A stento ce la caviamo con 2 più 2: penultimi. E se i primi della classe sono sempre i soliti giapponesi, noi ce la combattiamo sul podio dell'ignoranza con spagnoli e francesi. Primeggiando. Un tris di paesi ad alta concentrazione di arte, cultura e con un patrimonio monumentale senza eguali. Ma tant'è; la statistica ci boccia. Al declino della conoscenza – secondo lo studio dell'Ocse – si associa così il declino industriale e produttivo della comunità nazionale. Qualche dubbio, in verità, sulle italiche capacità cognitive ci sarebbe dovuto sorgere già prima della pubblicazione della ricerca-choc. Che gli italiani abbiano litigato con l'aritmetica è infatti noto da almeno trent'anni; da quando, correvano gli anni 80, più o meno di questi tempi fior fiori di cervelloni si riunivano per aggiungere e sottrarre miliardi (un tempo di lire, ora di euro) e far quadrare così il bilancio dello Stato. Calcoli su calcoli, emendamenti dopo emendamenti, il Parlamento della Repubblica ci ha consegnato un debito pubblico cresciuto alla cifra record di 2mila miliardi. Ma come? Abbiamo tagliato, cucito, ritagliato – non tutti alla stessa maniera, evidentemente – e questi sono i risultati? Ovvio, ce lo dice il test: noi italiani siamo negati con i numeri sia che abbiamo preso solo la licenza elementare sia che ci fregiamo di una bella laurea bocconiana con master estero. Altrimenti non si spiega che – Monti, Tremonti o Prodi – il debito sia aumentato nonostante i calcoli dicessero il contrario. Ora finalmente sappiamo la verità: anche i professoroni, come il povero signor Rossi di Milano e l'ancor più povero signor Esposito di Napoli, coi soldi degli altri non c'azzeccano mai. Non parliamo poi dell'italiano. Non lo conosciamo e non lo capiamo. Non ci intendiamo più. Basta accendere la tv a caso, su un qualsiasi canale. L'insulto e l'aggressione verbale rimbalzano indifferentemente dal contenitore pomeridiano per famiglie alla trasmissione serale di approfondimento politico. Salvo cancellarla perché troppo volgare. O forse perché non ha raggiunto gli ascolti previsti. Fora de ball, chi l'ha detto? Il tronista amico di Maria o il Senatùr che invocava la secessione e si è annesso il tesoretto della Padania? E quel vaffa….? L'ha gridato un comico che fa politica o un politico predisposto al cabaret? E se la tv ci ha rimbambito tra un consiglio per l'acquisto e l'altro, i social network stanno esaltando il "bar sport" che ciascuno di noi si porta dentro: alla prima sgangherata frase che non mi garba intercettata sulla rete replico con una raffica di post che manco fossi un ultra della curva sud. Mica avremo nostalgia delle "convergenze parallele" di morotea memoria? Altri tempi, quando la politica ambiva a "equilibri più avanzati" coniugando lessico raffinato e geometria immaginifica. Improponibile oggi. In tutti i sensi. Certo è che se vogliamo risollevare questo sfasciato paese siamo obbligati a ripartire dall'Abc. Letteralmente. Studiare, studiare, studiare. Ragazzi e adulti. Ne avremo voglia? Una volta tanto la colpa non è solo dei politici. È questione che riguarda singolarmente ognuno di noi. Perciò forse ci spaventa di più. l.vicinanza@finegil.it @VicinanzaL ©RIPRODUZIONE RISERVATA