«Riso, così sfido la crisi»

CANDIA Costi di produzione in ascesa, prezzo del riso in caduta libera. E coltivare il cereale principe della Lomellina e del Pavese diventa sempre più difficile. Come conferma Stefano Conti, risicoltore aderente a Confagricoltura che a Candia conduce circa 1.500 pertiche. Quest'anno ha seminato varietà Indica e Selenio, riso "comune" utilizzato nei ristoranti giapponesi per il sushi. «Con i risi Indica a 25 euro al quintale aspetterò prima di vendere: non sono disposto a liquidare il mio prodotto – dice – E' arrivata l'ora che si costituisca una filiera veramente unita e pronta a sostenere il riso italiano, l'ora in cui produttori, industriali e distributori facciano fronte comune, se vogliamo che il nostro riso, primo in Europa per quantità e qualità, abbia un futuro». Conti elenca i costi di produzione della sua azienda iniziando dalla manodopera. Un dipendente fisso, da utilizzarsi per qualsiasi lavoro agricolo, meccanizzato e non, costa mediamente 1.200 euro netti. Poi c'è il costo dell'acqua per irrigare le risaie: gli accordi variano da paese a paese, ma in genere i consorzi locali dipendenti dall'Est Sesia chiedono da 30 a 40 euro a pertica milanese. Un quintale di sementi, in media, costa 65 euro: ne servono circa 15 chilogrammi per ogni pertica. «Prezzi in aumento anche per quanto riguarda i fitofarmaci – aggiunge Stefano Conti – In un anno, per esempio, il defoliante per argini è passato da 2,60 a 5 euro al litro». In un'agricoltura meccanizzata come quella attuale si devono prevedere anche i costi per le macchine e i carburanti. Conti utilizza trattori John Deere, che in media costano 180mila euro. E anche in questo caso il prezzo del gasolio agricolo è in crescita: nell'arco di due anni è salito da 65 a 85 centesimi al litro. «Se si pensa che il riso Indica è quotato 25 euro al quintale, è facile capire come i produttori riescano a malapena ad arrivare al pareggio – dice ancora Conti – Inoltre, il mercato è condizionato dalle forti importazioni di riso a dazio zero proveniente da alcuni Paesi asiatici, Cambogia in particolare, che determinano un surplus dell'offerta e un forte calo delle quotazioni. Faccio presente, però, che il riso italiano è quello più controllato al mondo sotto l'aspetto sanitario: mi chiedo se funziona allo stesso modo per gli altri». A questo proposito, Confagricoltura Lombardia ha chiesto all'assessore regionale Giovanni Fava che sia attivata la "clausola di salvaguardia" prevista a livello comunitario. (u.d.a.)