Meazza chiuso, la Nord si schiera con i milanisti

ROMA «Discriminazione territoriale», ovvero: Nord contro Sud. È il nuovo caso che il calcio italiano si trova ad affrontare, oltre al razzismo, alla violenza, ai processi. Sempre protagonista della distorta contestazione delle curve, il coro contro i napoletani o terroni - o semmai vi fosse stato viceversa - era l'unico razzismo esistente, prima della nuova pratica di offendere neri e stranieri. Per anni aveva fatto poco scalpore, a meno di episodi eclatanti alla «forza Vesuvio», ma ora le nuove normative Uefa lo riportano in primo piano. La partita a porte chiuse inflitta al Milan per i cori dei suoi tifosi contro i napoletani ha creato un nuovo fronte. Da una parte Galliani e Lotito, uniti con la Lega di serie A per abolire il concetto di discriminazione territoriale, dall'altra Figc e Coni che frenano o dicono espressamente no a Galliani. Intanto i tifosi sembrano volersi unire per garantirsi il diritto all'epiteto e aumentare il loro potere nei confronti delle società. All'ad rossonero che chiedeva la revisione della norma si è unito Lotito: «Le società sono ostaggio degli ultras che possono far chiudere lo stadio facendo 50 cori». Figc e Coni hanno replicato con un «no» unanime: «La discriminazione territoriale nel nostro codice è presente da tantissimo tempo, ora è cambiata la gradualità delle norme, decise su indicazione di Uefa e Fifa», afferma Giancarlo Abete, mentre Giovanni Malagò rifiuta «distinzioni tra razzismo e territorio». «Platini non è il vangelo», la controreplica di Lotito, che ha pagato il suo scotto in campionato e in Europa. È evidente il timore delle società di pagare sempre più caro il comportamento dei tifosi visto che dopo la chiusura della curva e dello stadio, subite dal Milan, si passa alla penalizzazione in classifica ed alla gara persa a tavolino, fino alla squalifica del campo per due anni. «Se migliaia assumono un comportamento di un certo tipo è giusto che vada censurato - sostiene Lotito -, Ma 20/30 non rappresentano la tifoseria: bisogna distinguere i tifosi-delinquenti dai delinquenti-tifosi. Chi rileva i cori? Nel caso della Lazio i rappresentanti di un'associazione chiamata Fare (Football against racism in Europe). Ma chi dice che le rilevazioni del Fare sono tali da giustificare la chiusura dello stadio? È la devianza di questo sistema». Chi si sta muovendo sono i tifosi. «Tutte le curve facciano cori discriminanti per arrivare ad una domenica di chiusura degli stadi», propone la curva Nord dell'Inter.