C'è anche Pavia nel Nobel per la Fisica

di Marianna Bruschi wPAVIA La parola «Nobel» mette il sigillo a 26 anni di lavoro, sacrifici, turni di giorno e di notte. E la soddisfazione è tanta. Già quando la scoperta del bosone di Higgs era stata presentata al Cern di Ginevra nel 2012, l'università di Pavia aveva festeggiato molto più del raggiungimento di un obietivo. Il premio Nobel a quella che viene chiamata la «particella di Dio» è il riconoscimento del lavoro di 3mila persone che hanno dato un contributo a Francois Englert e Peter W. Higgs che avevano previsto l'esistenza della particella. Scorrendo i 3mila nomi che hanno firmato la ricerca c'è anche il team pavese. I fisici di Pavia collaborano con il Cern di Ginevra da oltre 40 anni: si tratta di gruppi sperimentali e del gruppo di fisica teorica del dipartimento di Fisica e della sezione Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) principale ente finanziatore dell'attività. Quando nel 1987 è iniziata la progettazione e la costruzione degli esperimenti «Atlas» e «Cms» per i ricercatori pavesi la partecipazione fu quasi naturale, vista la collaborazione portata avanti per lungo tempo. Già alla pubblicazione dei primi risultati anche la sezione pavese dell'Infn aveva manifestato il suo entusiamo: «Quaranta anni di collaborazione tra noi e il dipartimento di Fisica – aveva spiegato Valerio Vercesi direttore della sezione di Pavia dell'Infn – festeggiati nel migliore dei modi, con un'impresa straordinaria, che ci ha visto protagonisti in tutte le tappe di questo straordinario cammino». Sul desktop del computer di Michele Livan, direttore del dipartimento di Fisica, c'è la fotografia di uno dei 65 rilevatori di tre metri quadrati di area costruiti a Pavia. «Un lavoro di tre anni – spiega Livan – Pavia ha contribuito in tutti e due gli esperimenti, portando i rilevatori che sono poi stati montati al Cern. Ma ha contribuito anche con il software di analisi dei dati». A 107 anni dal Nobel per la Medicina di Camillo Golgi e a quasi trent'anni dal Nobel a Carlo Rubbia (per la Fisica, con il contributo dell'ateneo pavese) l'università di Pavia torna a festeggiare. «E' stata una grande impresa – sottolinea Livan – Pavia non è una grossa università e abbiamo usato tutte le risorse che avevamo. E' stato un lavoro di gruppo. Sono risultati che non si ottengono da soli, bisogna essere motivati, pronti per anni a non pubblicare una riga e questo nel mondo accademico si paga». Negli anni hanno lavorato a Pavia una trentina di persone. E' servito un capannone al Cravino per ospitare il lavoro del team. C'è una misura che rende l'idea della fatica e della forza di questa scoperta. Ci sono voluti 50mila «anni-uomo» per costruire ciascuno dei due esperimenti. Un valore che considera 8 ore per 220 giorni di lavoro per ogni persona. «Pavia ha contribuito con almeno 300 anni-uomo», calcola Livan. Lavoro, ma anche aspettative, a tratti sogni. Studenti, dottorandi, ricercatori, docenti, ma anche i tecnici e gli amministrativi che hanno gestito finanziamenti e burocrazia di 27 anni di lavoro. GUARDA IL VIDEO SUL NOSTRO SITO www.laprovinciapavese.it