Meno soldi e tasse record, i consumi restano al palo

ROMA È la "tempesta perfetta": meno soldi, oppure gli stessi ma con minore potere d'acquisto, banche sempre meno disponibili a concedere prestiti e peso delle tasse alle stelle. Così gli italiani continuano a tagliare, ormai anche sui beni di prima necessità. E il carrello è sempre più vuoto. Con una spesa a testa che è ormai più bassa di quella che c'era nel 1997. In compenso, l'andamento del deficit pubblico è in discesa il che farà certamente piacere ai partner europei più "fiscali". Incrociando i dati di Istat, Bankitalia e imprese produttrici emerge un mix sconfortante che senza interventi forti di politica economica (leggi ad esempio: taglio consistente al cuneo fiscale) non lascia accese grandi speranze su una ripresa guidata dal rifiorire dei consumi interni. Dunque brutte notizie per le famiglie ma anche per il governo che in tutti i suoi calcoli "macro" deve fare i conti proprio con una voce molto legata ai consumi: la crescita del Pil (appena +0,7% l'anno prossimo secondo l'Fmi). Crescita che è matematicamente il denominatore nel rapporto con il deficit e il debito pubblico e che incide pesantemente anche sull'andamento delle entrate. Le brutte notizie per la famiglia tipo italiana si susseguono: nei primi sei mesi del 2013 (rispetto al 2012) il potere d'acquisto delle famiglie ha registrato un calo dell'1,7%, segnala l'Istat. Sempre nel secondo trimestre il reddito disponibile è diminuito al netto della stagionalità dello 0,6% rispetto al trimestre precedente, quasi invariato rispetto al 2012 (+0,1%). Cioè le famiglie hanno meno soldi da spendere o se hanno gli stessi soldi comprano meno. Così la famiglia va in banca magari, avendo intaccato già i risparmi, per chiedere un prestito da destinare, ad esempio, al pagamento di tasse arretrate. Anche perché i risparmi sono sempre più esigui: sempre secondo l'Istat la propensione al risparmio delle famiglie consumatrici, misurata al netto della stagionalità, è stata pari al 9,4%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente. Ma sono le tasse il vero problema: l'Istat rende noto che la pressione fiscale è ancora "in volo". Nel secondo trimestre si è attestata al 43,8%. Un rialzo di 1,3 punti percentuali rispetto all'anno precedente e di 4,7 punti sul trimestre precedente. Nei primi due trimestri, il dato cumulato è al 41,5% (40,6% nel 2012).