Anche la Fmc si è arresa 13 persone senza stipendio

VIGEVANO Fallisce anche la Fmc prefabbricati, un colosso vigevanese della produzione di laterizi e prefabbricati in cemento. Nata nel dopoguerra come impresa di tubi circolari in calcestruzzo, pozzetti e cordonature stradali, si è via via ampliata fino ad occupare una superficie di 70mila metri quadri scoperti e di 5mila coperti. «Avevamo sentore che sarebbe fallita – spiega Aleksander Ndoja, responsabile degli edili per la Cgil - perché più volte aveva fatto ricorso alla cassa integrazione. I dipendenti erano circa 13, ma se continuiamo a sommare le decine di persone che hanno perso il lavoro in questi due anni, la situazione è davvero tragica». La Fmc aveva di recente cambiato nome: era diventata Mera Edile srl, anche questa in liquidazione. Ma pochi giorni fa, il giudice delegato la dottoressa Antonella Caterina Attardo, aveva autorizzato la redazione degli inventari e il 12 novembre in udienza comparirà il consulente per la stima dei beni. «Dopo 42 anni di lavoro, mi mancano ancora sei mesi alla pensione – dice Salvatore Montesano, a casa già da giugno - ma mi hanno licenziato lo stesso. C'era la possibilità di andare avanti, visto che hanno aperto un'altra ditta con altre persone, ma hanno preferito altri dipendenti a me. Ho già finito di pagare il mutuo, ma ora in casa ci sono due disoccupati con due figli perché mia moglie non lavora da quasi tre anni. Faceva lavori di giunteria in un calzaturificio, poi non ha più trovato nulla. Dalla Fmc devo ancora prendere solo la liquidazione, anche se le mensilità ci sono state pagate in ritardo. Quello che dispiace è constatare che è stato un problema di soldi, non di lavoro. Quello non mancava, altrimenti il titolare non avrebbe aperto un'altra ditta». «Lavoravo qui dal 2004 – aggiunge Ache Odouffah Sidoine -. Ho 38 anni e tre figle: 13 anni, 4 anni, e una di 4 mesi. Mia moglie non lavora. Il problema è che ho un mutuo da pagare, la scuola dei bambini e le spese di casa. Tutto è successo all'improvviso. Il titolare mi ha chiamato dicendomi che stavano chiudendo, ma che aveva intenzione di aprire un'altra azienda. Per questo mi aveva chiesto di licenziarmi volontariamente, perché così mi avrebbe forse richiamato per il futuro. Non ho avuto tempo di confrontarmi con i colleghi perché volevano che prendessi una decisione entro le 5 di sera. Ho rifiutato di firmare e pochi giorni dopo ho ricevuto la lettera di licenziamento. Ora mi sono rivolto ai sindacati». Selvaggia Bovani