Caso Chiapparoli, le motivazioni del giudice

VIGEVANO Assolta per vizio totale di mente, perché ha una personalità borderline e disturbi dell'umore. Delitto Chiapparoli: sono state pubblicate le motivazioni della sentenza di primo grado per Ina Celma, 34 anni, moldava, accusata di aver ucciso il convivente Marco Chiapparoli, insegnante vigevanese 35enne assassinato a Carisolo (Trento) il 19 ottobre 2011. La donna deve comunque passare almeno cinque anni in ospedale psichiatrico giudiziario. Accusa e famiglia della vittima avevano chiesto 14 anni di carcere, con il riconoscimento solo della semi infermità mentale. Secondo il giudice dell'udienza preliminare (il processo si è tenuto con rito abbreviato), al momento del delitto la donna aveva uno scompenso mentale per cui non poteva dominare la propria volontà, e un impulso di aggressività totale. Le motivazioni individuano poi gli elementi che creano un nesso causa-effetto fra i disturbi di Ina Celma e l'omicidio. Oltre ad avere disturbi dell'umore e personalità borderline, la donna aveva smesso di prendere i suoi abituali farmaci antidepressivi. Il giorno precedente il delitto si era sentita male e aveva avuto un lungo colloquio con lo psichiatra dell'ospedale. Dopo il delitto aveva tentato il suicidio, e infine l'omicidio Chiapparoli non ha un movente accertato. La famiglia del professore ucciso farà ricorso in appello. L'accusa, rappresentata dal pm Licia Stagliarini - cui si associava la parte civile - aveva chiesto 14 anni di carcere, con il riconoscimento solo della semi infermità mentale. «La seconda perizia psichiatrica su cui si è basato il giudice era lacunosa - ribadisce l'avvocato di parte civile Enrico Zaccone - non è mai stato ricostruito cosa sia accaduto prima del delitto, perché Ina si è sempre avvalsa della facoltà di non rispondere». Ancora non si sa in quale contesto sia maturato l'omicidio: ad esempio, se la coppia abbia o meno discusso prima dell'aggressione e di che cosa. L'indagine è stata deficitaria». Mancherebbero secondo la famiglia della vittima elementi importanti per valutare l'effettivo livello di consapevolezza dell'imputata al momento dei fatti, «ovvero la ricostruzione psico-crimino-genetica fatta con la collaborazione dell'imputata stessa, che fra l'altro non è stata sottoposta ad alcun test psichiatrico».(a.m.)