Porcellum, Giachetti (Pd) torna a digiunare
di Nicola Corda wROMA Se un governo Letta più forte fa bene al Pd, che balza in testa ai sondaggi, non serve provocare gli alleati. Perciò qualcuno ha storto la bocca quando Epifani ha suggerito i gruppi autonomi nel Pdl. Se non piaceva quando il centrodestra metteva il naso nelle beghe congressuali dei Democratici, ora non bisogna praticare lo stesso sport. Tutto ciò mentre la navigazione verso il congresso sembra avviata in maniera più tranquilla e questo anche grazie al rafforzamento dell'esecutivo, pur con il passaggio drammatico di una crisi sfiorata. A rompere il silenzio, ci pensa Roberto Giachetti che ha ricominciato lo sciopero della fame con la richiesta di abolizione Porcellum. «Sono passati quattro mesi e non vedo passi in avanti» dice il vicepresidente della Camera, che lancia per il 31 ottobre un "No porcellum day", accompagnato da una serie di mobilitazioni da definire nei prossimi giorni. «Le mie iniziative sono state definite in passato anche come bandierine di autopromozione personale. A questo punto lascio da parte il merito ma chiedo che il Pd faccia qualcosa, quello che vuole ma rispetti la parola data agli elettori». Proposta immediatamente sposata dai renziani che, temendo una svolta proporzionalista, chiedono che il partito si riunisca per definire con urgenza il percorso di modifica della legge elettorale. «Bisogna fugare ogni dubbio - scrivono alcuni deputati tra cui Lorenza Bonaccorsi e Michele Anzaldi - che la scelta di portare la riforma al Senato, non sia frutto di un tentativo di melina per allungare i tempi». D'accordo perché la modifica del sistema di voto «diventi una priorità» anche Gianni Cuperlo che chiede di procedere al più presto con il coinvolgimento di tutte le forze politiche «con una maggioranza larga, spero più larga di quella che sostiene il governo Letta». Ma a Palazzo Madama, dove è stato avviato l'iter in Commissione Affari costituzionali, è la presidente Anna Finocchiaro che accusa Giachetti: «La riforma è una necessità ma non serve fare propaganda e agitare inutili bandierine, io farò di tutto per arrivare a un testo prima che la Corte Costituzionale si pronunci». Una polemica in piena regola proprio mentre la campagna congressuale è ai nastri di partenza. Matteo Renzi prepara le truppe e sabato da Bari, alla Fiera del Levante, darà il via ufficiale alla corsa per la segreteria. ©RIPRODUZIONE RISERVATA