«Finirò in strada con due bimbe»

di Donatella Zorzetto wBRONI «Mi mandano in mezzo a una strada con le mie due bimbe». Gianluca Damascato, 34 anni, il 12 novembre prossimo sarà sfrattato dall'abitazione che ora occupa con la moglie Giovanna Accarino, 31 anni. È il suo ultimo appuntamento con l'ufficiale giudiziario dopo che, già per due volte dal maggio scorso, ha ottenuto una proroga. Ora l'uomo lancia un appello al Comune, ma anche agli imprenditori della zona: «Mi serve prima una casa e poi un lavoro – dice –. Non ho scelta: se voglio mantenere le mie figlie devo lavorare, e oggi è difficile essere assunti». Il declino di Damascato è iniziato, appunto, con la perdita dell'occupazione. «Lavoravo a Cinisello Balsamo, ero operaio tornitore – spiega –. Poi l'azienda si è trasferita a Broni. A gennaio è scaduto il contratto, che non mi hanno più prorogato. Da allora ho campato di lavoretti, tutti precari, che non davano alcuna sicurezza economica». Gianluca Damascato abita in via Emilia 310, una casa in affitto nella quale vorrebbe restare. «In questa casa abitiamo da un anno, e dal gennaio scorso non riusciamo a pagare il canone: 450 euro al mese per tre locali – racconta l'uomo –. Ho una figlia di 6 anni e una di 4; mia moglie non lavora. Ogni tanto stira per una famiglia, ma nulla di più. Ho mandato curriculum alle aziende chiedendo un impiego, senza alcun risultato. Ho fatto anche domanda per una casa popolare, ma dicono che le case a disposizione non sono agibili, e dicono anche che non ci sono case per situazioni di emergenza. Ho incontrato anche l'assessore Cristina Varesi che prima mi ha detto "vediamo se c'è la possibilità di trovare una casa libera dell'Aler, oppure, verificando in bilancio, un contributo per consentirvi di affittare un altro appartamento". Poi la versione è cambiata: il Comune mi ha indirizzato verso l'assistente sociale, la quale mi ha detto chiaro e tondo che di case popolari non ce ne sono. Per contro mi ha proposto un aiuto all'affitto - 1.200 euro su ciò che ho pagato - cosa che non posso accettare visto che possiedo solo la ricevuta di gennaio. Un aiuto dai parenti? Non se ne parla nemmeno, sono messi peggio di me: mio fratello è disoccupato, mia sorella pure, mio padre invece lavora ma non prende soldi». «Voglio andare in Comune a chiedere chiarimenti – conclude Damascato –. Lo devo soprattutto alle mie figlie. Anche se, bussare in municipio e chiedere l'elemosina su un marciapiede, sono la stessa cosa». ©RIPRODUZIONE RISERVATA