Concordia, parla il teste chiave

GROSSETO La Costa Concordia ebbe un solo colpo mortale dagli scogli dell'Isola del Giglio. Bastò un urto per segnarne la sorte, e i suoi ufficiali a bordo se ne accorsero subito, in pochi minuti. Uno di loro, Giovanni Iaccarino, ieri lo ha ricordato al processo di Grosseto in oltre nove ore di racconto dalle quali emerge che la plancia di comando, pur informata, nicchiò: ritardò l'allarme generale, e così anche l'ordine di evacuazione. Eppure, ha detto l'ufficiale, «dopo dieci minuti dall'urto avevamo perso tutto, generatori diesel, motori elettrici, il quadro elettrico principale». «La nave era persa», ha raccontato Iaccarino, 30 anni, primo ufficiale di coperta. Iaccarino è un testimone-chiave dell'accusa perché andò a ispezionare di persona i ponti inferiori invasi dall'acqua per riferire al comandante. «Quando dicevo alla plancia che la situazione era grave mi dicevano «Ok ricevuto» ma non mi davano ordini su cosa fare. L'urto c'era stato alle 21.45. Alle 22, quindi, il ponte di comando aveva gli elementi per sapere già che la Costa Concordia stava per affondare. Ricorda che dopo l'urto andò in plancia, «Vidi Schettino mettersi le mani nei capelli e dire "Che guaio ho fatto"».