Porto di Molfetta truffa da 150 milioni indagato senatore Pdl
TRANI Il Comune di Molfetta, guidato dal senatore del Pdl Antonio Azzollini, sapeva dal 2005 che sui fondali del nuovo porto c'erano decine di migliaia di ordigni bellici inesplosi. Nonostante questo - secondo l'accusa - nel 2007 ha appaltato i lavori per la costruzione della diga foranea e del nuovo porto commerciale, opere finora non realizzate e forse irrealizzabili. Un intervento dal costo iniziale di 72 milioni che col tempo è lievitato a 147 milioni perché era necessario bonificare l'area da proiettili, bombe e fusti contenenti sostanze nocive. Gran parte dei finanziamenti pubblici, nel tempo, sono stati distratti dal Comune che li ha utilizzati - secondo i pm - per un'operazione di maquillage del bilancio cittadino, per dimostrare il rispetto del patto di stabilità ed evitare un ipotetico rischio default. C'è anche questo nell'indagine della magistratura di Trani che sulla presunta maxitruffa da circa 150 milioni legata alla costruzione del nuovo porto di Molfetta ha posto agli arresti domiciliari un funzionario comunale e un imprenditore, ha notificato 60 avvisi di garanzia e sequestrato l'area del nuovo porto e 33 milioni di finanziamenti pubblici ancora disponibili. Tra gli indagati l'ex sindaco Antonio Azzollini, ora presidente della commissione Bilancio di Palazzo Madama, che respinge ogni accusa. Il senatore si dice «pronto a chiarire tutto alla magistratura» e afferma che il Comune di Molfetta «non ha bisogno di coprire buchi perché ha la liquidità che gli consente di andare avanti benissimo e ha un patrimonio tra i migliori d'Italia». Per i pm, invece, il disavanzo c'era e il danaro pubblico dirottato in bilancio è stato utilizzato anche per pagare fornitori, dare incentivi al personale, pagare le spese correnti. Il Comune si costituirà parte civile: «La città in questa vicenda è parte lesa», dice il primo cittadino, Paola Natalicchio. La procura è anche intenzionata a risalire ai motivi che, nel marzo 2013, hanno spinto al suicidio Vincenzo Tangari, dirigente del settore contratti e appalti del Comune della città. L'uomo si tolse la vita gettandosi con la sua Fiat Panda proprio nel porto. «Contiamo di capire - ha detto il procuratore di Trani Carlo Maria Capristo- perché questo funzionario così corretto e preciso abbia deciso di gettarsi con l'auto proprio nel porto di Molfetta». Secondo l'accusa, Azzollini è stato il promotore dell'associazione per delinquere che ha dirottato su Molfetta e distratto denaro pubblico. Del gruppo avrebbero fatto parte i due arrestati, Vincenzo Balducci, ex dirigente comunale ai lavori pubblici, e Giorgio Calderoli, procuratore speciale dell'impresa Cmc di Ravenna, capofila dell'Ati che si è aggiudicata i lavori.