Animalisti in corteo in Strada Nuova «Basta pellicce»

di Linda Lucini wPAVIA Al ponte Coperto gli animalisti arrivati a protestare sotto le vetrine delle pelliccerie pavesi sono in 45. Poi arriva il pullman da Torino e si aggiungono altri venti manifestanti. Il corteo parte senza aspettare l'arrivo di un altro pullman da Roma con un'altra ventina di animalisti. «Siamo pacifici», urla al megafono il presidente dell'asssociazione Animalisti Alessandro Mosso. Poi tamburi, fischietti e trombette irrompono nel tranquillo struscio del sabato pomeriggio in Strada Nuova. Scandendo «Vergogna, vergogna», «Assassini, assassini», «Animali liberi» gli animalisti sfilano davanti alle vetrine luccicanti presidiate da decine di poliziotti e carabinieri con tanto di scudi antisommossa. «Siamo la voce di milioni di innocenti torturati e uccisi dal mondo della moda – dicono al megafono– Vogliamo una legge che vieti l'allevamento e lo sfruttamento degli animali da pelliccia. In Italia dei 151 allevamenti, ne sono rimasti 16, la maggior parte a Cremona, Lodi, Brescia». «Ogni anno vengono uccisi 44,6 milioni di visoni, 7 milioni di volpi, 350 milioni di conigli, 350 mila foche», si legge su uno striscione portato da alcune giovani animaliste. Accanto un altro striscione con la foto di una piccola volpe: «Tu hai la pelliccia, mia mamma non ce l'ha più» Davanti al negozio di Max Mara le voci si alzano: «Dietro queste vetrine pulite si nasconde una fabbrica di morte». «Siete complici», urlano alle commesse. La scena viene ripetuta Di fronte alla pellicceria Dellera: «Questi sono cadaveri esposti sugli attaccapanni». Le due comesse stanno impassibili all'interno, ma sono furenti: «Siamo cittadine corrette che veniamo sul posto di lavoro – dicono – Sentirsi dire che dobbiamo avere vergogna, che accarezziamo i nostri figli con le mani sporche si sangue mi sembra troppo pesante. Noi siamo tolleranti, loro no». I toni si alzano ancor di più sotto il portico di Annabella: «Siete degli assassini. Vergognatevi ad uscire di casa. Fate schifo», urla un'animalista al megafono. Le accuse sono dirette a Ruggero Ravizza. «Hai persino avuto il coraggio di dire a dire che quando gli animalisti sono a Pavia, vendi di più». «Era solo una battuta – dirà poi Ravizza – anche se lo scorso anno è accaduto davvero. Diamo occupazione a 50 persone, rispettino il lavoro degli altri. Oggi gli allevamenti sono fatti in ben altro modo da quello che raccontano gli animalisti. Non sono diversi dagli allevamenti di polli, ma davanti ai pollivendoli le proteste non le fanno».