Francesco ad Assisi nel giorno del pianto «Siate cristiani veri»

di Rocco Ferrante wPERUGIA Nella Sala della Spoliazione in cui san Francesco nel 1207 si spogliò di vesti e ricchezza, papa Jorge Mario Bergoglio, che ha preso il nome proprio dal Poverello, ricorda prima di ogni altra cosa il dramma di Lampedusa. «Oggi è il giorno del pianto - sibila il Pontefice ai poveri, durante la visita ad Assisi -. Tanti di voi sono stati spogliati da questo mondo selvaggio che non dà lavoro, non aiuta, a cui non importa se ci sono bambini che muoiono di fame nel mondo, non importa se tante famiglie non hanno da mangiare, non importa di tanta gente che deve fuggire dalla schiavitù e dalla fame, alla ricerca della libertà. E con quanto dolore tante volte vediamo che trovano la morte, come a Lampedusa». Dall'Umbria Papa Francesco lancia un nuovo, fortissimo, appello di pace: «Rispettiamo ogni essere umano, cessino i conflitti armati che insanguinano la Terra, tacciano le armi, l'odio ceda il posto all'amore». E' una rivoluzione di pace planetaria, la sua: «Sentiamo il grido di coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa della violenza, del terrorismo o della guerra, in Terra Santa, in Siria, nell'intero Medio Oriente, nel mondo». Comincia presto la visita ad Assisi invasa da 50mila pellegrini. Addirittura con 30 minuti di anticipo rispetto al programma ufficiale. Prima tappa dai bimbi disabili e ammalati in cura all'istituto Serafico, dove atterra con un elicottero bianco proveniente dal Vaticano. Gesti di tenerezza caratterizzano l'emozionante visita. Un bambino gli tocca la croce sulla veste bianca, lui gli accarezza il cravattino mentre se ne avvicina un altro che gli dona uno zuccotto, implorandolo di pregare per il padre cieco. Bergoglio è il primo Pontefice a entrare nella Sala della Spoliazione, dove rivolge un messaggio alla classe politica: «Bisogna mettere al centro dell'attenzione le persone più svantaggiate. Possiamo fare un cristianesimo un po' più umano senza Gesù ma diventeremo cristiani di pasticceria, delle cose dolci bellissime, ma non cristiani davvero». Per il Papa «la Chiesa deve spogliarsi di un pericolo gravissimo: quello della mondanità. Lo spirito del mondo porta alla vanità, alla prepotenza, all'orgoglio, e l'idolatria è il peccato più grande. Gesù stesso ci diceva che non si possono servire due padroni: o Dio o il denaro». Ancora: «E' ridicolo che un prete, una suora, un vescovo, un cardinale e un Papa vogliano andare sulla strada di questa mondanità che è un atteggiamento omicida. La mondanità uccide l'anima, le persone e la Chiesa. Quest'ultima deve spogliarsi della paura di aprire le porte e di uscire incontro a tutti». Al termine della messa nella basilica superiore si è intrattenuto per qualche minuto in preghiera nella cripta dinanzi alle spoglie di San Francesco e ha salutato il fiume di circa 50mila fedeli che hanno sfidato la pioggia pur di applaudirlo. Un pranzo veloce alla mensa della Caritas di Santa Maria degli Angeli , la visita all'Eremo delle Carceri (raggiunto con una Fiat Panda), un saluto alle suore del monastero di Santa Chiara («Non sorridete come assistenti di volo, e ogni tanto mangiate una bistecca»), mani giunte alla Porziuncola e, infine, l'incontro coi 12 mila giovani delle diocesi dell'Umbria ai quali si è rivolto così: «Non ho né oro, nè argento da darvi,ma qualcosa di molto più prezioso, il Vangelo di Gesù». Poi ha parlato della famiglia. «Per formarne una ci vuole coraggio. Che cos'è il matrimonio? Una vera e propria vocazione, come il sacerdozio e la vita religiosa». La famiglia - ha ricordato - «è benedetta da Dio col sacramento del matrimonio, e benedetta è la missione di mettere al mondo i figli e di educarli». ©RIPRODUZIONE RISERVATA