Il Pd: «Maggioranza deberlusconizzata»

di Nicola Corda wROMA Lo spiazzamento era dipinto sulle facce di tutti i senatori del Pd anche quelli che hanno qualche legislatura alle spalle e sono abituati alle mille giravolte di Silvio. Sorpresi, perché la scissione degli alleati ormai ce l'avevano in tasca e ora invece sentono che l'avversario è solo ferito, non abbattuto. E chi lo conosce, sa che in queste condizioni può essere anche più pericoloso: «Se ci facciamo illusioni e gli facciamo sconti, lo pagheremo caro» è la sintesi di Paolo Gentiloni. Ma la delusione per il ko mancato lascia spazio alla pubblica soddisfazione di aver reso Berlusconi irrilevante politicamente. «Ormai è quasi come se non ci fosse più e il governo esce rafforzato» dice D'Alema che ha vissuto la giornata fuori dalla Capitale e subito legge il voto di ieri in chiave congressuale: «Possiamo ora fare il nostro congresso con più serenità, con il rischio di elezioni anticipate sarebbe stato più difficile». Deputati e senatori del Pd pensano davvero che il salvataggio del governo Letta sia un risultato che va oltre qualsiasi retro pensiero. In questi ultimi sette giorni poi hanno potuto verificare, specie i parlamentari più giovani alla prima legislatura, le doti da leader e da gran tessitore di Enrico Letta. «Qualcuno ha capito che non è a Palazzo Chigi per caso e questa era una crisi molto difficile da superare» dicono al Nazareno. «In questi giorni non ha sbagliato un colpo, chapeau», ammette anche il renziano Ernesto Carbone, che sintetizza un certo buon umore dell'area che fa riferimento al sindaco di Firenze. Forse per i renziani le elezioni ravvicinate erano un'occasione ma avevano anche l'incognita di una sfida diretta con Letta, dunque meglio così, almeno il congresso è salvo. «Credo che per la fine della seconda Repubblica dovremo aspettare ancora l'8 dicembre» scrive il deputato siciliano Davide Faraone. Certo ora non ci sono più scuse, il governo deve fare: «Sono tifoso di un governo Letta forte», aveva detto due giorni fa Matteo Renzi incontrando il premier a Palazzo Chigi dando il via libera all'apertura per un nuovo governo con gli scissionisti del Pdl. «Una prova di maturità», è la lettura data dagli uomini vicini al presidente del Consiglio «credenziali per fare il futuro segretario del partito». Dalle parti del segretario Epifani sperano che il passaggio della tempesta possa garantire la calma per più tempo possibile, proprio in previsione delle scadenze congressuali. Intanto guardano ai nuovi alleati strappati ai falchi berlusconiani e fanno il tifo per la costituzione dei gruppi autonomi dal Pdl: «Chi ha avuto coraggio non si faccia inghiottire nel gorgo del tatticismo» suggerisce il leader del Pd chiudendo il suo intervento alla Camera. ©RIPRODUZIONE RISERVATA