Progetto per il "Parkinson a casa"

L'associazione Parkinsoniani è una delle più datate in provincia di Pavia, tra quelle che radunano pazienti e medici. Ha tre sedi operative, a Pavia, Vigevano e Voghera. «Vorremmo realizzare un servizio di assistenza a domicilio per quei tanti malati che escono dall'ospedale e poi si perdono, chiusi in casa, con le famiglie che a loro volta si piegano in un isolamento difficile» spiega Federica Brasadone, coordinatrice della sede di Voghera dell'associazione. PAVIA Il malato di Parkinson trova nell'ambulatorio del Mondino diretto da Claudio Pacchetti chi gli fa una diagnosi accurata, lo visita, gli prescrive la terapia giusta. Se necessario decide un intervento chirurgico per contenere i danni della malattia. Ma poi, quando torna a casa, entra in una sorta di oblio. Se non si ripresenta ai controlli si perdono le sue tracce. Ma lui spesso prosegue la sua vita, tribolata, tra le mura domestiche. Accudito dai familiari e , quando la situazione si aggrava, magari anche da una badante. Ma non esiste un servizio di collegamento tra l'ospedale e il territorio che si faccia carico di questi malati, quasi 4mila in provincia di Pavia secondo le stime dell'Asl. Quattromila persone tra cui si incontrano sempre più di frequente anche pazienti giovani, trentenni che mostrano i primi sintomi, ammette Pacchetti che ha un osservatorio privilegiato della malattia da suo centro specialistico al Mondino. «Il Parkinson non è più solo una malattia degli anziani – dice –. E crea grossi problemi relazionali, sociali, un forte impatto sulla qualità della vita». Ben lo sanno i responsabili delle associazioni, ieri rappresentati da Federica Basadonne, coordinatrice del gruppo vogherese e le realtà che offrono costantemente il loro sostegno, come il Csv o i Servizi sociali autogestiti che trasportano gratuitamente i pazienti. Nella zona grigia in cui sono lasciati i malati si inserisce il progetto presentato ieri da Csv e associazione Parkinsoniani, un progetto che vuole colmare il vuoto assistenziale e sanitario attuale e che consenta al malato di essere monitorato e assistito anche a casa, dopo le dimissioni dall'ospedale. Ma per concretizzarlo servono mezzi e risorse, serve una rete. «L'associazione è pronta a diventare soggetto attivo per proporre una sperimentazione su tutto il territorio provinciale, per trasformarsi se necessario in ente fornitore di servizi» spiega Lele Rozza, docente di comunicazione strategica a Milano all quale l'associazione ha chiesto aiuto come consulente per curare questo progetto su cui scommette molto. Un start up che si sta già riempiendo di contenuti. Ieri mattina l'assessore provinciale al sociale Francesco Brendolise e quello comunale Sandro Assanelli hanno garantito la loro adesione, offrendo disponibilità a presentare il progetto in Regione e in Asl. (m.g.p.)