Per la benzina il primo ritocco di 1,5 cent

ROMA Brutto risveglio ieri per gli italiani, con il primo effetto-Iva scaricato immediatamente sul pieno di benzina. Alla mezzanotte i listini di molti distributori di carburanti sono stati già ritoccati al rialzo di 1,5 centesimi al litro. Un prologo che la dice lunga sulle ripercussioni che l'innalzamento dell'aliquota ordinaria dell'imposta sul valore aggiunto, dal 21% al 22%, in vigore da ieri, avrà sulle tasche delle famiglie. Un costo in più pari a 207 euro l'anno per ogni nucleo familiare, hanno calcolato Federconsumatori e Abusbef, così suddiviso: +130,43 euro per l'incremento diretto dei prezzi dei prodotti soggetti a Iva al 22%; +76,58 euro per l'incremento dell'insieme di prezzi e tariffe (compresi quelli dei prodotti soggetti a Iva al 4% e al 10%, quali agroalimentari, carni, ecc.), dovuto all'aggravio dei costi di trasporto, ai maggiori costi energetici, a ritocchi e arrotondamenti. Secondo i calcoli della Coldiretti, già nel primo giorno di applicazione della nuova aliquota il costo per le famiglie italiane è lievitato complessivamente a circa 10 milioni di euro. Tornando ai "conti della serva", benzina e trasporti assorbiranno la quota maggiore (35 euro in più l'anno), la casa e la sua manutenzione costeranno almeno 27 euro, abbigliamento e calzature non meno 26,60 euro, calcolano Federconsumatori e Adusbef, che giudicano l'operazione Iva «deleteria ed estremamente dannosa per l'intera economia. La priorità assoluta di un governo responsabile deve essere quella di cancellare tale incremento». L'alzata di scudi d'altra parte è unanime: il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli chiede di sospendere l'aumento fino al primo gennaio 2014, che equivarrebbe a «lasciare in tasca ai cittadini un miliardo di euro», precisa, dicendo no a una rimodulazione delle aliquote, «se serve solo a nascondere un aumento della pressione fiscale», puntualizza. Il Codacons si appella ai negozianti e alla grande distribuzione chiedendo di bloccare i prezzi fino al prossimo 31 dicembre. Molti i marchi che comunicano di non voler aumentare i prezzi, dalla Coop a Esselunga all'Ikea. Le stesse compagnie petrolifere si sono mosse in ordine sparso nel ritocco dei listini: l'aumento c'è, ma non nella stessa misura, dice Staffetta quotidiana. L'aumento Iva è «una mazzata, risultato dell'atteggiamento irresponsabile dei partiti che sostengono l'esecutivo delle tasse guidato da Letta», dicono i M5S. «Per il nostro settore è una sciagura, purtroppo non è stato possibile evitarlo e adesso ne avremo le conseguenze», evidenzia il presidente dell'associazione delle industrie alimentari Filippo Ferrua, secondo il quale un punto di Iva si traduce in 700 milioni di incremento su base annua, perché va ad incidere su circa 70 miliardi di prodotti.