Firenze incorona il Rui Costa ciclista
FIRENZE Da Rui Costa a... Rui Costa. Da un fantasista portoghese, con il vizio del gol e di nome Manuel, a un passista lusitano di nome Alberto che conferma una magica assonanza della città di Firenze con un cognome ben preciso. Che, da queste parti pesa una tonnellata, perché ha fatto la storia di due discipline molto diverse, calcio e ciclismo. Il primo Rui Costa che ha trovato rifugio sotto il campanile di Giotto, a suon di assist per il bomber Batistuta, ha cercato di riscrivere la storia della Fiorentina; il secondo, al culmine di un pomeriggio da tregenda, condito da tuoni, fulmini, lampi e saette, vissuto sotto un incessante diluvio, ha portato per la prima volta il Portogallo sul tetto del mondo del ciclismo. E, in barba a ogni pronostico. «Finalmente non mi chiederanno più se sono il Rui Costa calciatore», ha detto a margine della conferenza stampa questo ragazzone di 27 anni, nato in un paesino del distretto di Oporto. Di questa prova conclusiva dei Mondiali rimane appunto il faccione sorridente di Rui Costa e fanno notizia le lacrime di Purito Rodriguez che ormai si vede affibbiare addosso l'etichetta di eterno secondo. «La medaglia non mi sta bene - dice - a me interessava solo il titolo. E, cosa ancora più grave, rischio di passare alla storia per i miei piazzamenti, non per le mie vittorie». Secondo al Giro d'Italia 2012 per soli 16" (dopo oltre 3.500 km), secondo alla Vuelta, beffato sul traguardo del Mondiale. Altro che jella! E, mentre sul gradino più alto del podio il sorriso di Rui Costa il ciclista si mescolava con le lacrime di gioia, il pianto di Rodriguez esprime disperazione. Come il pugno battuto sul manubrio da Vincenzo Nibali, 4°, mentre taglia il traguardo, preceduto da Alejandro Valverde. Lo "Squalo dello Stretto" non è stato particolarmente fortunato, anzi. Prima un problema meccanico lo ha obbligato a sostituire la bici di partenza, poi una caduta a 36 km dall'arrivo, assieme al compagno Luca Paolini, che non è riuscito a risalire in sella e ha chiuso claudicante la sua ultima gara da prof. Nibali ha sconfitto ogni avversità, cambiando bici, cancellando il dolore per avere brutalmente toccato l'asfalto zuppo d'acqua, ha inseguito, rimontato, agganciato il gruppo guidato dai belgi, ma alla fine è stato costretto ad arrendersi alla fuga di Rodriguez che, nel finale, è stato risucchiato da Rui Costa, che poi lo avrebbe battuto come al culmine di un duello rusticano fatto di sguardi e di provocazioni, di attese e tensione a mille, dalle quali il portoghese non si è fatto irretire.