Le cento famiglie da aiutare

MORTARA Oltre un centinaio di famiglie seguite sul territorio, di cui un buon 80 per cento italiane: queste le cifre sotto l'ala del Gruppo di Volontariato Vincenziano, onlus di stampo cattolico con sede a Mortara in corso Porta Novara. Il gruppo esiste in una forma o nell'altra dal lontano 1920 ed è pertanto una delle associazioni più longeve della provincia nell'ambito della solidarietà. Attualmente la sede consta di 18 elementi che hanno un filo diretto con il locale Assessorato ai Servizi sociali, per poter intervenire rapidamente sulle situazioni di maggior disagio sociale. «Negli ultimi due anni circa il numero di famiglie sulla soglia della povertà o sotto di essa è praticamente triplicato - affermano le responsabili, che preferiscono restare anonime - principalmente si tratta di persone che hanno perso il lavoro, genitori separati che hanno difficoltà a mantenere i figli, anziani soli che devono pagare le rette delle case di riposo o le loro cure, famiglie numerose». I volontari, senza alcuna retribuzione, si occupano di consegnare pacchi alimentari e altri generi di prima necessità raccolti 3 volte a settimana nei vicini centri commerciali; una volta a settimana la sede diventa anche un centro d'ascolto. Prima si occupavano anche di indirizzare le persone nell'ambito del lavoro, ma con la crisi questo sportello ha perso la sua centralità. Abbiamo evaso svariate richieste per badanti, personalizzate a seconda delle preferenze degli anziani, ma per il resto non riusciamo più a piazzare nessuno - proseguono le responsabili - del resto, molti fra gli stranieri che seguivamo hanno lasciato il paese proprio perché hanno capito che non potevano trovare niente». Nonostante le difficoltà, il gruppo tira avanti, aiutato anche dalla generosità dei cittadini che li riforniscono di abiti, mobilia e altri materiali: «È un lavoro pesante, soprattutto perché i nostri volontari hanno già un lavoro e ci aiutano mettendo a disposizione il loro poco tempo libero. Per fortuna, anche se non ci facciamo pubblicità, la gente ci conosce e ci dà una mano». Federico Tiraboschi